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ASCOLI PICENO – Mario Martone era un uomo normale prima di scoprire la passione per il doping. “Non aveva hobby, lavorava e poi stava a casa a guardare la televisione” racconta la sua bella moglie Luisella. “Ma da quando ha scoperto il doping la sua vita è cambiata”. Oggi assume ben 34 sostanze droghifere coloniali, la maggior parte delle quali arrivano dal Lontano Oriente. Alcune vanno inalate, altre ingoiate, molte iniettate nelle vene tramite iniezione intramuscolare. Ma attenzione: Mario non lo fa per svago o per commettere atrocità contro persone per bene. Lui lo fa per raggiungere un sogno.

Tutto inizia vedendo una gara di doping in tv dove ciclisti dopati fanno a gara per chi arriva primo in cima a una montagna. “Ho capito che volevo essere uno di loro” spiega Mario, che all’epoca lavorava come falegname. Da lì al ciclismo il passo è stato breve. Come prima cosa Mario si iscrisse a tutte le gare amatoriali possibili della sua città, poi della sua provincia, infine della sua regione. “Sono stato allontanato da tutte le gare ciclistiche amatoriali” dice Mario con un po’ di amarezza. “Riuscivo a farne anche due in un giorno, superavo tutti, li doppiavo due, tre, quattro volte. Impennavo davanti a loro, pedalavo all’indietro, o su un piede solo. Ammetto di aver esagerato. Sono errori che oggi non rifarei”.

Non potendo iscriversi alle gare professionistiche, ed essendo stato allontanato da ogni genere di gara agonistica amatoriale, Mario, che nasconde un animo da sognatore, si dedica al suo grande progetto: raggiungere la Luna in bicicletta. “So che sembra una follia, ma tutti i sogni all’inizio sembrano follie irrealizzabili”. Ci mostra il progetto a cui lavora ogni notte con cura maniacale. Una lunga pedana che parta dall’Italia e arrivi direttamente sulla Luna. “All’inizio avevo letto che la distanza tra la Terra e la Luna era di 384km e mi son detto: figurati, la fai in mezz’ora. Poi ho capito che si tratta di 384mila chilometri, ma non mi sono dato per vinto”.

Il progetto di Mario prevede una pendenza del 45% per circa 300mila chilometri, il resto invece in piano. “Ho esperienza nel campo della falegnameria e posso assicurare che non è una cosa impossibile da costruire come può sembrare. Ho studiato anche una bici speciale e una tuta da indossare fuori dall’atmosfera. Ovviamente ho calcolato anche i tempi: penso di metterci circa tre ore, massimo quattro”. Al momento Mario è alla ricerca di finanziatori per il suo progetto. “L’ho chiamato ‘Per la Pace nel Mondo’, perché voglio che rappresenti un messaggio di speranza per tutti i bambini”.

   10 novembre 2014