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La tradizione villereccia dell’Italia genuina ci indica innumerevoli strade per sottomettere e uccidere gli animali.

Dall’affogamento dei cuccioli di coniglio al dissanguamento del suino – che un accoltellatore esperto può far durare un intero giorno – fino alla corsa delle galline decapitate (su cui si è eretta la fortuna di più di uno scommettitore): non mancano certo i modi per trarre piacere e sano nutrimento dai fedeli servitori dell’uomo.

L’importante, però, è che ciò avvenga sul solco di una consuetudine ben radicata nella Storia del contado italico, poiché fuori da quel solco si dipanano le terre oscure della perversione, e della bestialità.

L’introduzione, forse del tutto ovvia, è nondimeno indispensabile per inquadrare al meglio l’odierno scandolo che ha visto protagonisti i Laboratoire Lonrov, nota multinazionale della cosmetica per sciampiste.

La Lonrov, che ha sede a Londra – città la cui caratura morale può apprezzarsi, per tacer di altro, dalla sola presenza in pieno centro di “teatri” che espongono la locandina di un’“opera” intitolata, udite udite, “Urinetown”, ovverosia “La Città dell’Urina” – la Lonrov, si diceva, ha travalicato il limite della bestialità per pura smania di profitto.

Come scoperto infatti dal signor Antonino Nasella, pastore di Africo (RC) ormai assurto agli onori della cronaca mondiale, la Lonrov era solita praticare – forse da più di un lustro, la tempistica è ancora al vaglio degli inquirenti – orrende torture sulle capre indifese delle campagne italiane.

Il fattaccio è emerso allorquando il sig. Nasella ha accarezzato (ma sarebbe più corretto dire: trascinato i propri calli da lavoro su) il vello di una capra randagia, e ne ha così constatato la morbidezza innaturale, nefanda, del tutto diabolica.

Allertato lo sceriffo africano (nel senso di Africo), è presto emerso – grazie al ritrovamento di alcuni flaconi industriali – che la Lanrov testava i propri prodotti sciampistici, e segnatamente un balsamo al cocco con gamberi, sulle capre indifese. Tale mostruosità era propedeutica al lancio del prodotto sui mercati di tutto il mondo.

Lisciare il pelo a una capra. Basta soltanto dirlo per suscitare disgusto ed evidenziare in tutta la sua gravità la rilevanza penale di un’azione tanto abietta.

All’alba di oggi la Procura della Repubblica ha quindi spiccato un immediato mandato di cattura per i dirigenti della società italiana del gruppo Lonrov, i quali, bloccati alla frontiera in un flagrante tentativo di fuga, sono stati tradotti immediatamente nel carcere dell’Asinara in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

Speriamo che da lì non liscino il pelo anche agli asini, nobile animale da ragù cui il penitenziario deve il proprio nome.

   18 dicembre 2014