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ROVIGO, SCOMPARE DALL’ALTALENA A 4 ANNI E RIAPPARE POCO DOPO 38ENNE, DOPO UNA VITA PASSATA A POGGIBONSI. NONOSTANTE I DUBBI DEI CARABINIERI GLI SCIENZIATI CONFERMANO IL VIAGGIO NEL TEMPO.

ROVIGO – Ci sono notizie, cari lettori, che noi riportiamo qui sulle nostre pagine escluvisamente solo dopo averle vagliate con la massima attenzione ed essere del tutto certi che ciò che viene narrato non sia altro che l’assoluta, limpida e trasparente Verità. A maggior ragione siamo convinti di ciò quando le nostre fonti sono autorevoli e affidabili, come in questo e in molti altri casi: parliamo naturalmente del nostro carissimo dottor Egidio Vanzari, tecnico di computer nonchè benemerito esperto del C.I.S.A. (Centro Internazionale di Studi Alternativi) di Vimodrone, già presidente del noto Circolo Ufologico San Lorenzo, di recente autore di uno studio sul grande inventore Giuseppe Pino.

E la storia che – tramite il dottor Vanzari – ci arriva dalla bella cittadina di Rovigo, è semplicemente sensazionale, tanto da aver lasciato ancora una volta con la bocca spalancata in favore di mosche i cosiddetti “scienziati”. E’ accaduta in un parco della periferia della cittadina veneta, che sarebbe grazioso e adatto alle famiglie se non fosse rovinato da certe brutte presenze. “Pedofili, ragazzi con i capelli lunghi, spacciatori di droghe di ogni genere” ci spiega il signor Alfredo Testelli, anni 43, professione magazziniere carrelista specializzato. “Si trova però vicino a casa e quindi ho sempre portato là il piccolo Francesco per giocare con l’altalena”.

Già, l’altalena, un giuoco che è facilmente in grado di trasformarsi in una trappola mortale, e sono tanti i casi che potremmo citare avvenuti nella nostra povera Italia ma anche oltre i nostri Confini Nazionali, di altalene trasformatesi in ghigliottine, o incidenti mortali causati dal distacco improvviso della seggiola, o ancora pargoli strozzati dalle catene di questo che, ci sembra evidente, è tutt’altro che un giuoco. Ma quello che è accaduto al signor Testelli, e al suo piccolo Francesco, è qualcosa di inedito e assolutamente incredibile. Lasciamo che sia lui a raccontarcelo.

“Erano le 18 circa, nel parco ormai non c’era più nessuno e a quell’ora inizia ad arrivare la brutta gente” ci spiega il buonuomo. “Io spingevo Francesco sull’altalena, come ogni sabato pomeriggio, e gli ho detto ‘Altri 5 minuti e andiamo a casa’. Lui voleva andare sempre più in alto, sempre più veloce…Sa come sono i bambini”.

Qua la voce del signor Testelli si spezza e la sua faccia, solitamente simile a un blocco di marmo, per un attimo sembra tradire l’ombra di un’emozione. Ma poi torna in sè: “Insomma, i bambini vogliono divertirsi, lui ha… aveva… solo 4 anni, ho iniziato a spingere sempre più forte per farlo divertire. Sempre più veloce, sempre più forte…”.

Incitato dal bambino il signor Testelli perde il controllo e commette un atto di grave incoscienza spiegabile con un eccesso di sentimento paterno verso il bambino. Cosa assolutamente da non giustificare, ma che, in fondo, possiamo capire: il Testelli è vedovo – sua moglie è morta di parto – e suo figlio, in assenza di madre, ha sempre avuto solo lui come punto di riferimento. Che ceda un po’ ai sentimentalismi, viziando il figlio, non è così strano. E così accade quel maledetto pomeriggio.

Il piccolo Francesco grida: “Più veloce papà, più veloce!” e il Testelli spinge sempre più forte, portando il figlio sempre più in alto su quella maledetta seggiola. “Più veloce papà, più veloce!” urla ancora il bambino, e il padre, ormai completamente sudato, con gli occhi come in trance e le vene del collo gonfie per lo sforzo, si ricorda di quando da giovane era campione di canotaggio, e la voce del bambino si confonde con quella del suo vecchio allenatore, il compianto dottor Belardo, noto per essere molto severo con i suoi allievi.

“Più veloce papà! Più veloce più veloce più veloce!”. Il Testelli a quel punto sferra il colpo finale: spinge con tutte le sue forze l’altalena lasciandosi andare perfino a un grido a uso lanciatore di martello.

Lo sforzo lo fa rotolare a terra per diversi metri, per un attimo perde i sensi, poi rinviene e si ritrova completamente sudato, tra foglie secche e aghi di pino. Di fronte a lui l’altalena in movimento e il terribile cigolio metallico. Ma l’altalena è vuota. “Mio figlio Francesco non c’era più. Letteralmente sparito”.

Il Testelli lo cerca ovunque, prima intorno all’altalena, poi in tutto il parco, gridando il suo nome ai quattro venti. Si unisce alla ricerca un passante, il giovane Yona Zanirato, disoccupato 34enne. I due cercano ovunque: sugli alberi, sotto le panchine, tra i cespugli, trovando un po’ di tutto – non sempre cose belle, che preferiamo non riportare – tutto tranne il piccolo Francesco.

“Ero in lacrime, disperato. Ma dopo 5 minuti ho sentito l’altalena di nuovo in movimento, e dove prima c’era Francesco c’era seduto un uomo… un adulto insomma. Mi avvicino a lui, gli chiedo se ha visto mio figlio. Lui scoppia in lacrime e mi dice: papà, sono io!”.

Vengono chiamati i carabinieri, che non si capacitano di quanto avvenuto e seguono ogni pista possibile, senza però trovare una soluzione. Il caso viene dunque affidato al C.I.S.A. di Vimodrone, e qua intervengono i tecnici di fiducia dell’esimio dottor Vanzari.

La spiegazione, secondo quanto riportato dallo stesso Francesco Testelli, da suo padre Alfredo e dai tecnici del C.I.S.A. è la seguente: a causa della fortissima velocità impartita alla seggiola dalla forza del magazziniere, unita a una particolarissima curva venutasi a creare con la seggiola e le catene dell’altalena, il piccolo Francesco ha viaggiato nel tempo.

“Per il padre, e per tutta la bella cittadina di Rovigo, sono passati solo 5 minuti” ci spiega il dottor Luca Stella, tecnico di computer, insegnante di biologia all’ITIS di Vimodrone, indicandoci alcuni grafici di difficile comprensione per noi profani.

“Ma per Francesco sono passati ben 34 anni: il suo corpo si è smaterializzato dalla seggiola dell’altalena di Rovigo ed è riapparso nel 1981 a Poggibonsi, in Tosana. Là il piccolo Francesco è stato trovato in un parco del tutto analogo a quello dove è avvenuta la scomparsa.”

Francesco ha raccontato di essere stato accolto e adottato da una famiglia di buoni toscani cristiani e allevato come se fosse loro figlio, ma aveva il ricordo di suo padre Alfredo, dell’altalena e soprattutto della bella cittadina di Rovigo. “E’ stata forsa la nostalgia, la forte attrazione per il suo paese d’origine a far riemergere nella sua mente quanto era successo” continua il dottor Stella.

“Non ricordavo il nome del mio paese” spiega oggi il 38enne Francesco. “Ma solo alcuni dettagli, così ho girato l’Italia cercando di capire da dove venissi realmente, con scarso successo. Poi ho capito che forse la chiave di tutto era l’altalena”.

Così iniziano gli esperimenti di Francesco: si fa spingere sull’altalena dal suo padre adottivo, l’84enne toscano Guido Ticci, ex insegnante in pensione. Insieme le provano tutte: a testa in giù, in piedi sulla seggiola, avvolto da fili elettrici, attirando la curiosità e spesso la derisione dei vicini di casa. Finchè un giorno il Ticci, esasperato, spinge fortissimamente il 38enne figlio adottivo e poi si accascia a terra, stroncato da un infarto. Chi accorre per soccorrerlo nota un fatto eccezionale: la seggiola dell’altalena è vuota. Francesco è sparito a Poggibonsi – dopo averci vissuto per 34 anni – ed è riapparso nel parco di Rovigo, 5 minuti dopo la sua sparizione.

“All’inizio è stato difficile, la storia era un po’ strana” ammette Alfredo Testelli. “Ma poi ogni cosa è andata magicamente al suo posto. Quel buonuomo del Tucci, che purtroppo non ho avuto modo di conoscere, è morto lasciando in eredità 150mila euro a Francesco. Questo dono meraviglioso, fatto con il cuore, ha contribuito a saldare il rapporto tra me e mio figlio. Ora siamo di nuovo uniti e felici”.

Oggi il Testelli non ha dubbi: quel 38enne un po’ taciturno e dagli atteggiamenti a volte ambigui – comprensibili, data l’esperienza che ha vissuto – è senza dubbio suo figlio. E nè le indagini dei carabinieri di Poggibonsi – che parlano di possibile omicidio del povero signor Tucci, ipotesi alimentate dai famigliari dell’ex insegnante – nè quelle delle malelingue di Rovigo potranno rovinare questa bella e Italiana famiglia ritrovata.

   13 dicembre 2015