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PAPOZZE (RO) – Ci sono stati tempi, gentili lettori, in cui un gentiluomo, prima di rincasare da moglie e figli, poteva permettersi una sosta al circolo o al bar per una partitella con gli amici e i colleghi; una briscola, una scopa, una canasta, ogni tanto un bridge e, in certe circostanze, anche un pokerino accompagnato da una buona grappa e qualche sigaretta nazionale. Ma oggi, come sappiamo, tutto è cambiato in peggio e il mondo va completamente a scatafascio con la velocità e la precisione con cui il transatlantico Titanic colpì l’iceberg il 15 aprile 1912. Tanto tempo è passato e altrettanto vorremmo che ne passasse da questi orribili tempi a noi contemporanei, in cui un uomo – ecco la notizia – completamente in preda ai demoni dei giochi elettronici da bar, ha infilato la sua stessa figlia all’interno delle infernali macchinette.

E’ successo a Papozze, provincia di Rovigo, presso il “Bar Mario”. Vincenzo Chinaglia, un 48enne ex muratore attualmente in pensione a causa di un infortunio sul lavoro, passava ormai da mesi tutto il suo tempo ai giochi elettronici del bar. “Un tempo era una brava persona” spiega il suo vecchio migliore amico, Giampiero Onali, “giocavamo a carte, a volte andavamo a pescare, ma poi ha perso completamente la testa per il videopoker”. Questo gioco infernale si è infilato come un tarlo dentro la testa di quello che un tempo era un brav’uomo, scavando e facendosi spazio nel suo cervello e nel suo cuore. Negli ultimi tempi, ci dicono, il Chinaglia giocava anche 12 ore di seguito, dall’apertura del bar fino alla chiusura, senza sosta, se non per fumare ogni tanto qualche sigaretta. “La mattina lo trovavo davanti alla serranda che aspettava di entrare” spiega il titolare del locale, il signor Mario Ferruzzi, “a volte non aspettava neanche che aprissi del tutto e iniziava a giocare in maniera compulsiva. Si portava un marsupio pieno di monete e mentre giocava fissava lo schermo con gli occhi spiritati e la lingua fuori, come un cane”.

All’apice di questo furore demoniaco, l’altra mattina la figliola del Chinaglia, la piccola Alice di anni 11, si è presentata nell’unico luogo dov’era sicura di trovare suo padre, ovvero al “Bar Mario”, per mostrargli una collanina realizzata con delle perline di cui andava molto fiera. La piccola in realtà era stata mandata dalla madre, l’ex moglie del Chinaglia, nel tentativo di commuoverlo e riportarlo sulla retta via. La bambina era fiera del piccolo manufatto e non vedeva l’ora di mostrarlo a quello che un tempo era il suo “papà”, come si usa dire oggi.

Non sapeva che quello davanti al videopoker, la creatura che stava dilapidando la sua pensione di invalidità guadagnata onestamente, non era più suo padre: era un demone che abitava nel suo corpo e lo costringeva a un unico gesto, quello di inserire la moneta e continuare a giocare, giocare, giocare. Perdere o vincere ormai non era più importante: contava solo giocare. E la piccola, ci dicono i testimoni, ha fatto in tempo a dire solo “Ciao pap…” e si è vista agguantare dal Chinaglia che, avendo terminato in anticipo le monete e trovando il marsupio vuoto, l’ha infilata con la forza dentro la macchinetta. “Aveva lo sguardo delirante, grondava di sudore e faceva una strana risata isterica” ci spiega un testimone.

Le persone presenti non sono intervenute subito, tanto erano scossi dall’orrore a cui avevano la sventura di assistere; ma grazie a Dio ci ha pensato il signor Ferruzzi, il titolare del bar, senza pensarci due volte: “Nonostante sia uno dei nostri migliori clienti, ho afferrato di preso il Chinaglia dalla camicia, l’ho strappato dal videopoker e l’ho lanciato fuori dal bar. Lui ha preso a camminare a quattro zampe e si è messo a correre ululando come un pazzo, non so dove sia finito. Sono tornato dentro e con l’aiuto di qualche amico abbiamo fatto uscire la povera bambina dalla macchinetta. Poco dopo è arrivata sua madre”.

Questo è quanto accaduto a Papozze, gentili lettori, e questo è quanto vi riportiamo, con il cuore amareggiato e con la mente che in questi momenti preferisce dimenticare fatti come questi e perdersi nei ricordi di quelle belle partitelle a canasta di una volta.

   28 luglio 2016