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MONFALCONE – Il fiore all’occhiello dell’industria italiana nel mondo, cioè l’articolato complesso di cantieristica navale della Venezia Giulia, potrebbe essere stato segretamente tramutato nella proverbiale bomba in mano di una rinnovatamente gloriosa Aeronautica tricolore.

E’ infatti di queste ore la clamorosa indiscrezione che vorrebbe le apparecchiature e le maestranze del monfalconese, finora adibite all’assemblaggio di stazzanti pluritonnellati, riconvertite – nel più perfetto segreto – in cantieri avvenieristici per la costruzioni di automi da guerra di schiatta italiana.

Si chiamano ‘mecha’, in gerco tecnico, parola che deriva dall’originario termine latino ‘mechanica’ attraverso la traslitterazione giappo-katakana ‘meka’: sono automi umanoidi e/o animaloidi, arruolati da decenni tra gli eserciti delle popolazioni del lontano oriente per scopi per lo più difensivi (ma senza disdegnare l’affondo). Tra gli esempi di ‘mecha’ forestieri noti anche nel Belpaese ricordiamo personalità come Astroganga, Mazinga Z o il sedicente invincibile Dendoh. E ancora: Jeeg robot d’acciaio, Goldrake e l’automa simbolo della Grande Distribuzione Organizzata, God Sigma.

Da oggi, secondo le fonti riservatissime che hanno aperto i propri cuori ai cronisti di Trascendentale, sarebbe in cantiere anche il primo ‘mecha’ italiano, di cui siamo in grado di anticiparvi il nome di lavorazione: Sutùro.

Le ragioni della scelta atterrebbero, da un lato, all’esterofila – dalla quale il vostro cronista prende qui le distanze – che esige fonemi che assonino coi dialetti del Sol Levante; e, dall’altro lato, all’esplicita volontà di alludere ai punti di sutura, necessari per ricomporre le ferite – si spera assai gravose – che la macchina italiana potrà infliggere ai nemici della Nazione.

Non è ancora chiaro, nemmeno in via d’indiscrezione, di quali armamentari sarà dotato Sutùro. Di certo c‘è soltanto che il Capo dell’Aeronautica Italiana, Sergio Mattarella, avrebbe espresso – nel decreto segretissimo che autorizza la costruzione di Sutùro – una volontà irremovibile di non lesinare quanto a strumenti d’offesa: dai cannoni alle balestre, dai cosiddetti ‘andronidi’ fino, ove possibile, ad armi optoelettriche capaci di scagliare fasci di luce coerente contro i bersagli designati.

La gara d’appalto riservata per la costruzione di Sutùro sarebbe stata vinta da un’azienda di cui non è ancora noto il nome, ma con sede legale e operativa nel perimetro del Comune di Terracina. I rappresentanti dell’appaltatore avrebbero già ricevuto mano libera nell’impiego di quell’immane galassia di subappaltatori che popola l’area del monfalconese, con l’obiettivo irrinunciabile di consegnare l’automa entro l’estate del 2020.

Saranno dunque i cieli azzurri dell’estate italiana, sgombri di nuvole e intemperie, a vedere sfrecciare l’immane Sutùro verso una nuova frontiera di rinnovata credibilità militare, difesa e sicurtà nazionali?

   22 maggio 2020