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SIRACUSA – Il turismo è uno dei mali della nostra epoca dannata, infame, ammuffita e putrescente, cari lettori, e su questo siamo tutti d’accordo. Se poi parliamo non di turisti come noialtri, onesti cristiani nati su questa Terra da due genitori di sesso opposto uniti nel sacro vincolo del matrimonio che una o due volte nella vita scelgono di concedersi una piccola villeggiatura, ma di turisti extra-terrestri, ovvero creature spaziali provenienti da chissà quale altro pianeta, cos’altro fare se non lasciarsi andare a pianti furiosi, gridare, battere i pugni sul tavolo, strapparsi i capelli, piangere e ancora gridare, per poi, una volta tornati alla calma, dedicare il resto della giornata al silenzio e alla preghiera? Quella che vi riportiamo è una storia che arriva dalla bella ma sfortunata isola di Sicilia.

“Ho visto tante cose strane nella mia vita, le radio a transistor, i gelati, gli elastici, gli accendini che non fanno la fiamma, e potrei continuare tutto il giorno” spiega Rosario Piduzzu, anni 68, pescatore di grande esperienza. “Ma non avevo mai visto una cosa così” aggiunge indicando una foto che ritrae un’intera famiglia aliena rinvenuta nella pancia di uno squalo. Ebbene sì, cari lettori, proprio di questo stiamo parlando. Il viso del vecchio lupo di mare, solitamente una maschera inespressiva bruciata dal sole, si fa cupo e spaventato, poi ripete: “No, una cosa così proprio non l’avevo mai vista”. E aggiunge: “Mai”. E ancora: “Mai vista una cosa così”. Sottolineando ancora, con un filo di voce: “...mai”.

Il ritrovamento è avvenuto qualche settimana fa all’alba: il signor Rosario tornava da una pesca notturna con il suo peschereccio, il “Purtarichiummu II”, assieme al nipote Vincenzo (31), autore della fotografia, quando, durante le operazioni di sbarco, in lontananza il Pidduzzu notava qualcosa di strano, una grossa bestia spiaggiata sulla battigia. “Mi sembrava uno squalo” ci racconta. “Ci siamo avvicinati e ho detto a mio nipote: mi sembra uno squalo”. Una volta di fronte alla strana creatura spiaggiata, dopo averla squadrata con attenzione, Rosario ha un’intuizione: “Ho detto a mio nipote: guarda, questo secondo me è uno squalo”.

Il nipote però non era convinto – e tanto si potrebbe dire dell’arroganza dei più giovani che ignorano e perfino deridono la saggezza e l’antica esperienza dei più anziani; ma tralasciamo, non è il momento – così Rosario decideva di chiamare in soccorso un suo amico e collega, il pescatore Nino Giuffrida, di anni 96. Il Giuffrida è uno che nella vita ne ha viste di tutti i colori, un vero lupo di mare dall’esperienza infinita, molto noto in tutto Priolo Gargallo e non solo. Si dice che, quando ero poco più che un ragazzino, sia stato perfino a bordo della mitica baleniera Pequod come mozzo, che abbia pescato nell’isola di Cipango, che sia andato da solo, con una piccola barca a remi, sia al Polo Nord sia al Polo Sud, e si dice anche che una volta abbia catturato una sirena di cui poi si sarebbe innamorato (su quest’ultimo episodio ci sono versioni discordanti ed è tuttora in corso un’indagine presso la procura di Siracusa). I segni di una vita così avventurosa si vedono tutti: il corpo ricoperto di cicatrici, un braccio mancante, nell’altro braccio piaghe indescrivibili si confondono con i tatuaggi da marinaio, tre dita della mano mozzate, una gamba di legno, mezzo orecchio destro scomparso, un occhio di vetro e un dente solo rimasto all’interno del cavo orale.

Nonostante tutto, il Giuffrida è in ottima forma e potrebbe sfidare a duello un qualunque giovane in un qualunque momento del giorno e della notte (si dice, infatti, che dorma un’ora sola al dì, e che non mangi da sei anni). Dunque l’esperto lupo di mare, accorso in aiuto del vecchio amico Rosario, dopo aver attentamente osservato la creatura spiaggiata con il suo unico occhio funzionante, benché leggermente catarattoso, ha infine sentenziato: “A me pare uno squalo morto”.

“Ho detto a mio nipote: hai visto? L’ha detto pure lui” ci dice Rosario. A questo punto i tre, i due vecchi lupi di mare e il giovane scettico, decidono di aprire la pancia della bestia: si narra infatti di mirabolanti tesori ritrovati all’interno delle viscere di questi mostri del mare. E qui, cari lettori, ecco la sorpresa: “Altro che tesori! Ci sembravano dei mongoloidi, degli storpi! Dei minorati, come dite voi? Dei menomati, degli incappati, insomma dei deformi, delle creature guaste, degli scherzi di Dio, delle schifezze insomma” ci dice Rosario. I due anziani pescatori si persuadono che lo squalo abbia divorato una famiglia di poveri infelici, ma il giovane Vincenzo non è convinto e sconvolge gli anziani con un’intuizione immediata: “Sono alieni”.

“Ma quali alieni e alieni!” gridava il Giuffrida. “Io li ho visti gli alieni, non sono così! Io sono stato ad Atlantide, io ho visto Nettuno in persona, ho visto tutto io! Non sono così gli alieni!”, il Giuffrida di fronte a tale ipotesi ma soprattutto a tanta insolenza, impazzisce, perde il controllo, sbraita di rabbia.

Ma il giovane Vincenzo ormai, utilizzando un telefono mobile tascabile, aveva già chiamato gli ufologi locali del Gruppo Ricerche Ufologiche (G.R.U.) di Priolo Gargallo, i quali, dopo un’attenta analisi, stabilivano che effettivamente si trattava di uno squalo morto, e che le creature divorate dallo squalo non erano terrestri, ma alieni provenienti dallo spazio profondo, dunque avvalorando e confermando definitivamente l’ipotesi del giovane Rosario; fatto, questo, che faceva schiumare di rabbia il lupo di mare Giuffrida il quale, dopo aver maledetto tutti, si è tuffava in mare per scomparire tra i flutti.

Al momento sono in corso ulteriori accertamenti e agli esperti del G.R.U. di Priolo Gargallo non è consentito dire altro; ma l’ipotesi considerata più attendibile è che si trattasse di una vera famiglia aliena, padre, madre e due bambini di sesso non definito, in vacanza sul nostro pianeta. Dei turisti, insomma. Ai quali, come abbiamo visto, la vacanza non è andata molto bene – e che questo serva a tutti noi di lezione: abbasso il turismo, ognuno a casa sua!

    4 giugno 2020