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EVEREST – Come molti altri turisti era stato dato per disperso quando il terribile tsunami che ha distrutto le isole dell’oceano indiano si era abbattuto nel villaggio turistico in cui villeggiava. La famiglia di Hans Odermatt, 53enne bancario di Zurigo, aveva già abbandonato ogni speranza, quando un giorno, apparentemente uguale a tanti altri, accade il miracolo.

“Due mesi, erano passati due mesi dalla tragedia” spiega il figlio Kurt, “e un giorno riceviamo una cartolina scritta in un inglese approssimativo. Diceva più o meno ‘Per favore venite a prendere vostro padre’. Seguiva l’indirizzo del villaggio di Tkipzik, sull’Everest. “

A quel punto Kurt parte immediatamente per l’Everest. “Non ci potevo credere, era veramente lui, mio padre. Per qualche motivo misterioso si era risvegliato in cima alla montagna dopo essere stato travolto dall’onda anomala. Gli studiosi stanno ancora cercando di capire com‘è possibile.”

E così Kurt, dopo aver abbracciato il padre, si fa raccontare da lui e da Kan, l’uomo che aveva spedito la cartolina, tutto quello che era successo in quelle lande desolate.

“Dopo essersi svegliato in cima all’Everest, mio padre non si è perso d’animo e ha iniziato a cercare un posto dove ripararsi e cibarsi. Dopo aver camminato per tre settimane è arrivato nel villaggio di Tkipzik, dove ha subito conquistato tutti gli indigeni con la proverbiale simpatia svizzera. “

“Ci ha insegnato dei canti tradizionali svizzeri” spiega Kan. “E dopo un mese voleva aprire una stazione sciistica sull’Everest. A quel punto ho capito che non aveva nessuna intenzione di andarsene e ho scritto la cartolina al figlio”.

Il signor Hans Odermatt è entusiasta dell’esperienza fatta nel villaggio di Tkipzik.

“Sono stati tutti molto simpatici con me”, spiega. “Non ho avuto molta fortuna, la tenda in cui dormivo ha preso fuoco sei volte, davvero un mistero, e c‘è mancato poco che una valanga mi uccidesse. Ma i miei amici dell’Everest sono stati sempre gentili con me. Non so spiegarmi quello che è successo. Un attimo prima nuotavo nell’oceano indiano, poi mi sono risvegliato lassù. Mi sembrava il paradiso. E in un certo senso”, aggiunge il signor Odermatt emozionato, “quello è davvero il paradiso”.

    3 gennaio 2005