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E’ un avventura, quella passata dal signor Alvaro Ramirez, da cui non si riprenderà facilmente, saremmo pronti a giurarlo.

Sequestrato sei anni fa con l’inganno, rinchiuso per tutto questo tempo in una piccola stanzetta senza bagno e senza spiegazioni, costretto a nutrirsi di immondizia, a fare i suoi bisogni in un guscio di cocco infestato di zanzare, sempre lo stesso, senza poter scrivere una lettera alla moglie, senza poter baciare le tre figlie sulla fronte, senza poter fumare o bere o sfruttare il costoso abbonamento quinquennale al sito “Seni incredibilmente veri”, di cui era assiduo delibante, senza potersi fare la più modesta delle docce, e infine, al colmo dell’ironia, costretto a diventare nano contro ogni suo volere e parere!

Per anni, come ha raccontato alla polizia, il sequestratore, il quale si peritava sempre di farsi vedere alla sua vittima travestito da Ron Jeremy, lo costringeva a entrare in una macchina pneumatica, la quale aveva la virtù di schiacciarlo costantemente verso il basso, ma mai in modo esiziale, così, dopo anni di quel schifiltoso trattamento, dolorosissimo, ma non così doloroso da provocare la morte, un trattamento macchinoso che sarebbe riduttivo definire riduttivo, il signor Ramirez andava in contro, inesorabilmente, alla più bieca, inevitabile inanità fisica. Egli era un metro e ottantadue cm, quando era iniziato il sequestro, dopo sei anni, misura adesso appena 69 cm. Coi tacchi.

Paradossalmente è stata proprio la sua nuova statura fisica ad aiutarlo a fuggire dal suo psicopatico caronte stritolatore. Era diventato abbastanza nano da infilarsi in una piccola conduttura per l’aria, e così fece, riacquistando l’agognata libertà, fin da subito. Prima di fuggire a gambe levate, il signor Ramirez, voleva togliersi uno sfizio: mettere sotto con la macchina il sequestratore, che era di spalle in giardino, approfittando anche del fatto che la macchina era aperta e c’erano le chiavi. Purtroppo fu costretto a rinunciare al proposito quando constatò che era troppo piccolo per arrivare ai pedali.

Raggiunto il primo posto di polizia, dopo che tutti i poliziotti avevano smesso di ridere per la sua statura grottesca, ha raccontato tutta la sua “agghiacciante vicenda”. La polizia non ha trovato il sequestratore a casa sua, poiché si era intanto impiccato con il gas del forno in un condominio vicino, portandosi nella bara il motivo del suo folle gesto pullulante di crudeltà. Si è scoperto però che era un elettricista di origini marocchine, divorziato, pedofilo occasionale, allibratore e vigile urbano.

    9 novembre 2006