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Maurizio Cattelan: questo nome vi dice qualcosa? Già cinque anni fa, precisamente nell’anno 2000, l’anno del Mai Abbastanza Santificato Giubileo, questo omuncolo, che ingenui bauscia definiscono “artista”, imbrogliò il mondo intiero, e segnatamente la redazione di Trascendentale, dando prova della morte accidentale del papa, colpito da un meteorite. Nessuno, ovviamente, poteva immaginare si trattasse di un tristo inganno e che invece, grazie a Iddio, il Santissimo Padre stava benissimo.

Noi stessi, lasciandoci andare alla più totale disperazione,piangemmo per giorni e giorni, finché ci arrivò la notizia che quello che avevamo visto non era l’Immaginifico Santo Padre, ma una cosiddetta “opera d’arte” del signor Cattelan, il cui titolo era “La non ora”.

Allora la nostra rabbia fu ancora più selvaggia della nostra disperazione. Io personalmente scrissi diversi accorati appelli affinché la terribile opera del signor Cattelan fosse distrutta, devastata, smolecolarizzata, fatta sparire dalla faccia della terra, naturalmente non prima di aver assicurato alla giustizia il malvagio “artista”. Avrebbero dovuto gettarlo in gattabuia, secondo noi, per poi buttare via la chiave.

Ora lei ci riprova, signor Cattelan. Ma stavolta non saremo così ingenui da pensare che il Santo Padre, uomo progressista ma grandioso per il solo fatto d’essere Papa, grande guida dell’umanità e dei giovani – i giovani, signor Cattelan, i giovani – non saremo così ingenui da pensare che sia morto per davvero. No, stavolta non ci caschiamo, caro “artista” delle nostre ghette.

Gli intellettuali di sinistra da salotto, la borghesia romana, i girotondini, i cosiddetti “critici d’arte” che sembrano capire tutto ciò che non viene capito dal popolo, loro la difenderanno anche stavolta, signor Cattelan.

Mentre il popolo, quello vero, quello delle strade, quello che abbiamo visto piangere in piazza San Pietro, non crederà che anche stavolta si tratti di uno scherzo. E sa perché non lo farà? Perché il popolo pensa che anche la sua “arte” abbia un limite. Ma noi lo sappiamo, signor Cattelan, che un mostro malvagio come lei non ha un limite.

Sì, ha capito bene, mostro malvagio: come dovrei chiamare uno che fa morire il papa non una, ma ben due volte? Il mondo piange il Pontefice e perfino in Vaticano sono convinti della sua morte. Ma noi sappiamo, caro Cattelan. Noi sappiamo finché giunge la sua follia.

Cavalier Gustavo Patrizio Conigliano (direttore di Trascendentale)

    5 giugno 2005