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TORINO – Che il nostro paese sia costantemente soggetto a tutte le mode culinarie provenienti da ogni parte del mondo, lo si sapeva già. Abbiamo assistito, scuotendo la testa, all’avvento del tè anglosassone, delle crespelle alla francese e, più recentemente, dei fasts foos provenienti da oltreoceano. Ma converrete con noi, cari lettori, che la moda del kebab turco (una massa di carne di dubbia provenienza infilzata su un girarrosto e messa a scaldare vicino a dei fornelli), sia la più sconvolgente ed indegna in assoluto.

Si è appena detto che la carne usata per produrre il kebab è di dubbia provenienza: talvolta i gestori delle “kebaberie” asseriscono che essa è ricavata da ovini, come pecore e agnelli, ma in altri casi vengono utilizzati scarti della macellazione del pollame.

Insomma, quest’alone di mistero vero e proprio che aleggia sulla preparazione di tali pietanze è un grave insulto ai consumatori, che hanno ed avranno sempre il diritto di sapere cosa stanno acquistando.

Non ci ha sconvolto particolarmente, quindi, l’arresto di ieri dei signori Razif Sawahi Azbalhou e Tariq Majadi Inchawat, entrambi emigrati del Qatar con regolare permesso di soggiorno e proprietari di una kebaberia a Torino. In seguito a un’indagine del nucleo antisofisticazione della Guardia di Finanza sollecitata dall’Unione dei Consumatori Italiani, è stato scoperto che nella kebaberia di Azbalhou e Inchawat si utilizzava carne umana per cucinare i kebab, e, precisamente, carne di nano.

“E’ sconvolgente come questi fatti siano potuti passare inosservati fino ad oggi: quell’esercizio era aperto da ben due anni” dichiara Giacomo Obbia, tenente della Guardia di Finanza, “ma quello che non riusciamo a capire è da dove effettivamente provengano i nani destinati alla macellazione”.

Ma si sa, cari lettori, come vanno le cose in quei paesi là, totalmente incivili e privi di ogni forma di democrazia: da delle ricerche effettuate dalla redazione di Trascendentale è stato infatti scoperto che nelle dogane del 75% dei paesi mediorientali i nani vengono tranquillamente esportati come “genere alimentare destinato ad ulteriore elaborazione”.

Oltre alla evidente e grave carenza di rispetto che i produttori di kebab hanno dimostrato nei confronti dei consumatori – quando mai infatti qualcuno di noi vorrebbe ingerire della carne proveniente da un nano? – di fronte a quest’episodio nascono dubbi profondamente inquietanti.

E’ da scartare l’ipotesi che i dittatori mediorientali vogliano sbarazzarsi degli elementi inutili o di disturbo presenti nei loro stati (come appunto sono i nani – ma su scala mondiale) accollandoli a noi occidentali? O dovremmo forse pensare a un’operazione spionistica fallita, in cui i nani erano impiegati come agenti segreti?

Cari lettori, c‘è decisamente bisogno di un forte sentimento di unità nazionale in un momento critico come questo, in cui il nostro Bel Paese è afflitto da piaghe come quelle sopracitate o come l’invasione delle donne vampiro dalla Romania.

   23 gennaio 2007