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BERGAMO – E così non si trattava dei nani, come molti pensavano. Dopo anni di ricerca gli scienziati hanno individuato la causa principale dell’inquinamento del pianeta. Si chiama Bruno Cerruti, ha 76 anni, fuma 4 pacchetti di sigarette al giorno, ed è un ex impiegato delle poste di Bergamo. Ora vive in una bella casa di campagna assieme a sua moglie Giovanna.

“Ho iniziato subito dopo la pensione, quasi per caso” racconta il signor Bruno. “Poi è diventata una passione, anzi quasi una missione. Ormai sono quasi 20 anni che vado avanti”.

Ogni mattina alle sei in punto, appena sveglio, il signor Bruno come prima cosa fa partire gli inceneritori. “Brucio ogni cosa, plastica, gomma, medicinali scaduti, materiale radioattivo…”. Poi, con l’aiuto della moglie, accende le sue 20 automobili “smarmittate” e le 85 stufe elettriche, con lo scopo di inquinare l’aria e aumentare la temperatura.

A metà mattina arriva il momento di occuparsi del verde di casa. “Ho un trattore Lamborghini 550 modificato che consuma il quadruplo di uno normale. Con quello diffondo una speciale miscela di monossido di carbonio, CFC, fertilizzanti illegali e altri vari gas nocivi che spargo ovunque posso. Nelle giornate di vento riesco ad arrivare veramente lontano.”

Dopo un pranzo a base di foca, delfino e tigre bianca del Bengala, il signor Bruno rovescia fusti di materiale inquinante nel vicino fiume Po. “Ci vado con un autorimorchio che carica tutte e 20 le mie automobili. Naturalmente durante il viaggio le tengo tutte accese.”

Secondo le analisi degli scienziati, se il signor Bruno improvvisamente decidesse di sospendere la sua “missione” l’inquinamento del pianeta diminuirebbe del 78%. Ma questo arzillo vecchietto bergamasco non sembra volersi fermare. “Mi hanno già chiesto di firmare il protocollo di Tokyo, o qualcosa di simile. Sa cosa ho fatto? Ho dato fuoco a un bosco, come risposta. Dice che hanno capito?”.

La sua risata risuona fragorosamente tra marmitte e fusti radioattivi.

    1 febbraio 2007