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Se non fosse per la poliedricità di alcuni luminari della scienza, molte verità storiche non verrebbero mai a galla.

Dopo avere illustrato il mondo con le sue ricerche sui nani e l’11 settembre, sul rapporto tra microonde e viaggi nel tempo, sui batteri spaziali e sui legami tra alieni e sindacato, l’italoamericano Rocco Malone dell’università di Boston si è interessato al fenomeno criminale della Resistenza italiana. Anche in quel campo, le sue ricerche lo proiettano verso il Premio Nobel.

Sulle malefatte dei cosiddetti partigiani sì è detto e scritto molto. Si sa che erano vampiri e che hanno inventato il campo di concentramento, ove praticavano il cannibalismo sterminando civiltà precolombiane; ed è ormai verità storica condivisa da tutti che dalla Resistenza partigiana derivino la ‘ndrangheta, il terrorismo rosso e nero, Al Qaeda, la mucca pazza, il divorzio e la mai sopita piaga della musica alta.

Eppure questa cloaca massima che è la storia della Resistenza non smette mai di riservare spiacevoli sorprese. Ecco dunque la tragica scoperta del professor Malone: i partigiani stavano progettando la bomba pedofila.

Nei folli piani della Resistenza, questo micidiale ordigno avrebbe portato alla vittoria sulle forze del bene.

La deflagrazione della bomba pedofila – per fortuna mai avvenuta – avrebbe agito sotto un duplice aspetto: 1) molestando per via radioattiva tutti i bambini sotto i 15 anni nel raggio di 30 km dal luogo dell’esplosione, lasciandoli traumatizzati fino alla fine dei loro giorni; 2) trasformando in assatanati pedofili tutti i maschi e le femmine sopra i 15 anni toccati dalle polveri radioattive.

Il progetto, completo fin nei minimi dettagli, è stato rinvenuto da Rocco Malone sotto una riproduzione in bakelite del corpo profanato di Aldo Moro, in una discarica abusiva adibita a museo della Resistenza nei pressi di Codroipo. Le ricerche qui anticipate saranno pubblicate per esteso nel prossimo libro di Rocco Malone, “Altro che olocausto!”, Teheran Editrice.

    7 febbraio 2007