déjà vu

"era allora ancora giovane e, se non si può dire che fosse vivace, lo era certamente molto più di adesso: era ancora nel pieno delle aspirazioni più diverse, sperava sempre in qualche cosa, aspettava molto, tanto dalla sorte quanto da se stesso; si preparava a una carriera, a un ruolo da sostenere e, prima di tutto, naturalmente, all’impiego che era stato la ragione della sua venuta a pietroburgo. pensava anche a un ruolo da svolgere in società; infine, in una lontana prospettiva, allo sfociare della giovinezza nella maturità, era balenata e aveva sorriso alla sua immaginazione la felicità domestica.
ma i giorni erano seguiti ai giorni, gli anni agli anni, la peluria del mento si era trasformata in ispida barba, la luce degli occhi in due punti opachi, i fianchi si erano arrotondati, i capelli avevano cominciato spietatamente a cadere; aveva compiuto i trent’anni e non aveva fatto un solo passo avanti in nessuna direzione e stava ancora sempre al margine della sua arena, allo stesso punto in cui si trovava dieci anni prima.
si disponeva e si preparava sempre a cominciare a vivere, si disegnava di continuo nella mente il quadro della propria vita: tuttavia, a ogni anno che gli passava rapidamente sul capo, doveva cancellare e mutare qualcosa in quel disegno."

-I. A. Gončarov, Oblomov-

Un Commento a “déjà vu”

  1. utente anonimo scrive:

    A-I-U-T-O…maledetto echelon, prima o poi li scovo!

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