quando hanno seminato hanno piantato reti e pali per impedire a jack di entrare a fare scempio di fragili virgulti, e lui ogni mattina -ché da sempre è regolarissimo il mattino verso le 7 e la sera verso le 6, e il mattino a nessuno salterebbe mai in mente di portarlo giù al prato, quindi si arrangia in giardino- ora che gli è precluso scavalca comunque furtivo la rete, entra, si libera, esce con perizia. senza nemmeno lasciare orme.
il mattino presto quando esco e guardo dalla discesa vedo il nebbiolino di ottobre che si alza dalla terra nuda. offuscato da quel biancore si staglia sullo sfondo il profilo fiero e monticchioso dello stronzo di cane che irrevocabile è apparso ogni giorno proprio dove doveva apparire.
per il cane quindi è più folle cagare sul cemento che scavalcare la rete e andare a cagare nel prato, con tutto il periglio giornalate sul muso che questo comporta e che puntualmente si prende.
vedi bene che è palese la parabola.
l’asfalto mai.
il territorio è pur sempre il territorio.
è la patria.
io me ne intendo di queste cose.
[di stronzi].
siccome che mi arrivano i tuoi elementi condivisi mi sento in dovere di ringraziarti per “la Setta dei Pretestuosi Frantumacoglioni” che mi ha fatto lollare selvaggiamente
Ci si potrebbe quasi disquisire in un trattato di dodici comodi volumi sull’assurdità dello stile di vita moderno.