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Un martello nel cervello

oggi si spreca l’aggettivo “iconico” a ogni piè sospinto, ma nel caso del carabinierismo l’oggetto martello si può senza dubbio alcuno definire iconico e non per questo temere di diventare pelati e milanesi. è uno dei topoi del carabinierismo contemporaneo. i carabinieri hanno infatti un rapporto speciale con il martello. prima del manganello, prima della pistola, forse solo al pari con il loro amato cappello, è il martello che conduce il carabinieri in spazi mentali che i civili non possono nemmeno intuire. perchè il carabiniere ha un uragano nel cervello, vorrebbe pensare ma non può, i pensieri si concentrano, si accumulano, formano un grumo di materia grigia sotto il cappello con la fiamma, come in un’orrida fucina dove cresce e mai non resta, delle incudini sonore, l’importuno strepitar, alternando questo e quello, pesantissimo martello, fa con barbara armonia, muri e volte rimbombar e il cervello poverello, già stordito sbalordito, non ragiona, si confonde, si riduce ad impazzar. e non, come cantava rita pavone, dare il martello in testa a chi non mi va, o meglio: a un livello più sottile, subliminale, chi non ci va siamo noi, il martello è a noi che lo vogliamo dare in testa.

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