Erica

Erica era appena uscita dal lavoro e prima di tornare a casa decise di fermarsi al bar per prendere un caffè. Solo un caffè, pensò, niente cornetti, pizzette o addirittura un aperitivo, dato che da un mesetto era a dieta senza motivo. Sedersi al bar da sola per un caffè al tavolino e nel frattempo guardare Facebook era una cosa che la rilassava tantissimo, e in quel periodo aveva decisamente bisogno di rilassarsi. Quando ordinò il caffè il cameriere sorrise il tanto giusto, non abbastanza da flirtare, non troppo da sfociare nella molestia sessuale: era una risata standard da trecentesimo caffè della giornata, identica a quella che aveva fatto poco prima a una anziana signora con le stampelle. “Un minuto e te lo porto” le disse senza alcun doppio senso, sempre in maniera professionale. Erica andò a sedersi, sistemò la borsa su una sedia, spinse le bustine di zucchero e un giornale lontano dal centro del tavolino e lì appoggiò il suo telefono. Aprì Facebook. Era lunedì, quindi i post vertevano su questo argomento, ovvero sulle cicliche lamentazioni e battutine relative all’inizio settimana, oppure sui pranzi domenicali, dato che tutti quelli che conosceva erano fissati ormai irrimediabilmente con la cucina e la domenica non sembravano fare altro. Poi, tra un post e l’altro, vide quella faccia: ancora lui. Era la decima volta questa settimana che qualche suo contatto condivideva un articolo su quella persona. Erica non aveva mai cliccato, ma stavolta, stanca delle lamentele sul lunedì e delle foto di gente che cucina, cliccò.

Non concordava con le sue opinioni, però, nella stanchezza post lavorativa, in quella bolla di solitudine che si creava piacevolmente nel tavolino del bar, per un attimo si dimenticò delle sue idee, di cosa quel volto rappresentasse, di cosa quella bocca dicesse e lo vide solo come un uomo, un uomo come tanti. Uno della sua età, un tipo tutto sommato non malaccio, dall’aspetto non troppo intelligente ma furbo quel tanto da cavarsela nelle situazioni normali, con lo sguardo sicuro di sé, pure troppo, cosa che in fondo non le dispiaceva. I suoi ex erano tutti tipi intelligenti, simpatici, buoni, ma non avevano quello sguardo arrogante. Certo, le sue idee erano all’opposto delle sue e sembrava una persona senza sentimenti, ma in fondo non lo conosco, pensò, chi sono io per giudicare. Era così stanca che in quel momento era incapace di criticare ma, a quanto pare, solo di provare una casuale empatia per un semplice volto, al di là di ogni pregiudizio. Sotto la foto e l’articolo c’erano centinaia di commenti, tutti contro, alcuni ben argomentati, altri semplici insulti. “Ecco il caffè” disse il cameriere appoggiando la tazzina sul tavolo, con un gesto sobrio e per niente malizioso. Erica nascose immediatamente il cellulare, dato che non voleva dare l’idea sbagliata al cameriere, nonostante sembrasse un tipo riservato e professionale, forse omosessuale. “Grazie.” disse. Posò il telefono e bevve il caffè, naturalmente senza zucchero, altrimenti che dieta è? Guardava un po’ assonata fuori dalla vetrina del bar le persone che passavano e iniziava a pensare alle cose che doveva fare una volta a casa: la lavatrice da caricare, forse anche la lavastoviglie, chiamare sua madre, scegliere un film su Netflix, ad esempio uno con quell’attore che le piaceva ma di cui non si ricordava il nome, com’è che si chiama? Ha gli occhi chiari, gli zigomi sporgenti, due kappa nel cognome… Ma improvvisamente il suo sguardo fu catturato da un evento inatteso introdotto da un rumore: DLIIIIN, uno scampanellio che per un attimo pensò venisse dai suoi pensieri, ma che in realtà veniva dalla porta del bar. Entrarono quattro uomini, tre sembravano poliziotti o guardie del corpo, l’altro era di spalle… non lo vedeva bene, eppure le sembrava di conoscerlo. Il cameriere salutò la persona con un sorriso inedito, Erica sentì ordinare un caffè e per un attimo lo vide girarsi e guardarsi intorno. Non ci poteva credere. Era lui. Era la persona che stava guardando poco prima su Facebook. Era Matteo Salvini.

Erica cercò di distogliere lo sguardo, ma solo per un attimo, poi tornò a guardarlo e in quel momento lui la intercettò e disse “buonasera”, dato che lei era l’unica persona presente nel bar a parte il cameriere. Erica si sentì arrossire e rispose al saluto con un falso sorriso di circostanza. Guardò altrove, ma con la coda dell’occhio lo controllava e sentiva il suo sguardo su di lei. “Mi leggo il giornale” disse lui al cameriere, che gli rispose “Certo, faccia pure”. In quel momento Erica si ricordò che il giornale era sul suo tavolino e capì che tra poco un contatto sarebbe stato inevitabile. Cosa doveva fare? Doveva dirgli qualcosa? Criticarlo? Ignorarlo? Non rispondere nemmeno? Scappare via? Cosa avrebbe raccontato agli amici? Avrebbe scritto qualcosa su Facebook? Doveva fare una foto e postarla subito? “Posso?” disse Salvini, che in quel momento era davanti a lei. “Certo” rispose lei. Lui prese il giornale e andò a sedersi. Lo osservò aprire il giornale e commentare a voce alta le notizie, con battute che però lei non capiva e che né il cameriere né i tre uomini al seguito di Salvini prendevano in considerazione. Evidentemente anche lui cercava la sua bolla di solitudine in un tavolino del bar. “Ma tu guarda questo” diceva. O frasi come “Apperò, ma dai” o “Seeee, come no. Ma va, va”. Erica si accorse che lo guardava già da troppo tempo e stava mandando al cervello l’impulso di distogliere lo sguardo, quando di nuovo era troppo tardi: lui l’aveva intercettata. Aveva capito che lei era interessata. La guardò un attimo, sorrise gentile e riprese a sfogliare il giornale. Lei guardava in basso. Era strano vederlo in carne ed ossa proprio lì, dopo che un minuto prima l’aveva visto sul display del suo telefono. Cosa significava? Era un segno? Era un sogno? Erica sorrise per il gioco di parole, e Salvini se ne accorse. “Beata lei che sorride, si vede che non ha letto il giornale” disse. Lei, presa alla sopravvista, rispose solo “No”. Lui continuò: “Fa bene, guardi, a volte nemmeno io vorrei leggerli”, disse a testa bassa mentre sfogliava le pagine. Ci fu qualche istante di silenzio, poi Salvini sorrise da solo, cosa che attirò l’attenzione di Erica e di nuovo i loro sguardi si incrociarono, per poi separarsi un battito di palpebre dopo.

Salvini ordinò un bicchiere d’acqua che il cameriere gli portò immediatamente. Erica pensava fra sé: perché non sono ancora andata via? Perché sono ancora qua? Sono attratta da lui? Per alcuni è un mostro, che sto facendo? Lo sto umanizzando? Sto pensando che dopotutto anche lui si prende un caffè da solo al bar? Che forse tra me e lui non ci sono tutte queste differenze? E’ innegabile che tra me e lui sia in atto qualcosa: basta, me ne vado. Alzò con cautela lo sguardo verso di lui e a quel punto fu come se la realtà andasse al rallentatore, come in certe scene dei film. Sembrava che ci fossero solo loro due e quell’istante diventò lunghissimo, i loro sguardi si incrociarono, si unirono, erano un solo sguardo, fu come stare pupilla contro pupilla, come se entrambi cadessero nello sguardo dell’altro ed Erica provò qualcosa di strano, piacevole, certo, ma anche strano. “La macchina è pronta” disse qualcuno.

Questa frase interruppe il momento rallentato e la realtà riprese a scorrere alla velocità normale. Entrambi abbassarono lo sguardo. La voce che aveva appena sentito era di uno dei tre uomini. “Arrivo” disse Salvini, e fece per alzarsi, ma si fermò e guardò pensieroso Erica. Poi dalla tasca prese una penna e scrisse qualcosa su un fazzoletto. Lo piego a metà, si alzò e lo appoggiò sul tavolino di Erica: “E’ stato un piacere” disse sorridente, mentre lei arrossiva e non trovò il tempo di rispondere. Lui salutò il cameriere e andò via. Erica lo seguì con lo sguardo attraverso la vetrina, mentre attraversava la strada e saliva su un’automobile nera. Forse è il momento di andare via, pensò, meglio tornare a casa, c’è la lavatrice da fare, e poi com’è che si chiama quell’attore, ha un nome strano, forse è danese? Con questi pensieri in testa prese il telefono in mano e stava per alzarsi quando vide il fazzoletto piegato a metà. Che stupida, si era quasi dimenticata di quel gesto così insolito. Cosa può avermi scritto? E’ l’inizio di una strana storia d’amore? si chiese. Sarà il suo numero di telefono? Ma che idee si è fatto quel cretino? Era confusa, un po’ spaventata ma anche affascinata da quella situazione vagamente eccitante. Oddio, aveva pensato quella parola? Eccitante? E’ così che avrebbe raccontato il suo incontro casuale in un bar con Salvini? E se davvero c’è il suo numero di telefono? O forse un complimento, o qualche battuta simpatica e romantica, come nei film. Basta, si disse, lo leggo. Aprì il fazzoletto. C’era scritto: “Ieri 450 morti nel Mediterraneo :)”.

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