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Uno studente fuorisede

Interessante opera segnalata ai curatori del MAI dall’amico GD, uomo di scienza ma anche attento osservatore delle più recenti avanguardie artistiche involontarie. In questo caso introduciamo per la prima volta il concetto di fuorisedismo, corrente artistica che appare sovente sui quotidiani a corredo di articoli sull’università, gli affitti, i giovani. Intanto, ecco l’opera, anonima e in bassa qualità come prevede il regolamento del MAI:

La scritta è l’originale scelta dal quotidiano che l’ha pubblicata ed è parte integrante dell’opera, dunque non è da considerarsi semplice didascalia. Segue l’accurata analisi socio-antropologica dell’amico GD, con una nota finale dei curatori del MAI.

Analisi di GD:

Avremmo potuto capire che si tratta di uno studente fuorisede anche senza il titolo (o, addirittura, senza il contesto dell’articolo): arredamento Ikea, lettino singolo che sbatte contro la porta, vasetto da 250g di nutella adibito a portapenne, stampante HP probabilmente in offerta a 49,99 da Mediaworld, cianfrusaglie sparse nelle mensole tranne una matrioska disposta a bella posa (probabilmente un regalo della mamma), stelle fosforescenti adesive di fianco al letto. uno studente che potrebbe benissimo avere 32 anni seduto al PC (non si capisce, ma quasi sicuramente un Acer, anche questo in offerta da Mediaworld).

Questa foto trasmette il più inquietante senso di miseria e disperazione. è come guardare una tomba in un cimitero di guerra: alzi lo sguardo e ce ne sono altre mille identiche, regolarmente disposte e a perdita d’occhio.

Estetica e composizione si richiamano al fuorisedismo, una corrente relativamente stabile sia dal punto di vista geografico sia storico – cambiano magari le forme dei mobili, ma non la sensazione che suscitano; inoltre molte case per fuorisede sono state ristrutturate e arredate per l’ultima volta negli anni ’70.
Altri temi cari al fuorisedismo: la droga, i cani, l’erasmus, il treno, il discount, Bologna, i soldi che ti mandano i tuoi mentre per mantenerti fai il cameriere e sei fuori corso da 2 anni.

Nota finale dei curatori del MAI

Risulta evidente (e altresì commovente) il tentativo di riprodurre la cameretta di casa, quella dove il soggetto ipotizziamo sia nato e vissuto fino a lasciare la propria “sede”. L’opera parla anche di questo, di crescita: il letto e la sedia appaiono perfino sproporzionati se si osservano le spalle grosse di questo bambino troppo cresciuto, e temiamo che la postura gli provocherà presto o tardi problemi alla schiena. Ma proprio questa postura sgraziata fa pensare al concetto di “fuorisede”… dov’è la sua sede? Il soggetto è stato spostato, forse perfino contro la sua volontà. E’ scomodo, di spalle, come a nascondersi. Non sappiamo dov’era, non sappiamo dov’è. Ormai non esiste più una sede adatta a lui. Ma è mai esistita? Non siamo forse tutti fuorisede nel momento in cui compiamo un passo e occupiamo il suolo davanti a noi fino a quel momento libero e condiviso da altre persone? Insomma: tante domande, tutti involontarie, come sempre nella grande arte proposta dal MAI. Anche se da curatori ignoravamo questa corrente artistica ammettiamo che il fuorisedismo è senza dubbio interessante e stimolante sia a livello antropologico (come segnala l’amico GD) sia a livello esistenziale, giacché pone interrogativi profondi che, per vivere una vita serena e tranquilla, sarebbe buona norma evitare; ma l’arte è anche questo: essere trafitti da domande che avremmo voluto non sentire.

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