Categorie
Uncategorized

Horror Evaqu

Notevole installazione involontaria che gioca, come da sempre fa l’arte, sul concetto di pieno e di vuoto. Già si parla, nei corridoi del M.A.I., di corrente del riempitismo. Natura abhorret a vacuo, diceva quello, ma osservando questo raccoglitore di medicinali scaduti ci viene in mente prima di tutto la famosa storia zen dell’allievo che va a trovare il maestro. La conosciamo tutti, ma la ricordiamo comunque: l’allievo va a trovare il maestro zen, il maestro gli offre del tè e lo versa nella tazza fino a farla traboccare, provocando lo sconcerto dell’ingenuo allievo, per poi concludere (più o meno; andiamo a memoria): ecco, tu sei come questa tazza, e ho detto tutto! Ma prima di addentrarci nell’analisi dell’opera osserviamola e descriviamola: il contenitore è pieno al suo interno, ma questi apparenti limiti fisici non hanno impedito agli anonimi artisti – presumiamo si tratti di opera collettiva – di riempire il contenitore al di fuori. Dunque contenuto e contenitore non esistono più, è come voler ostinatamente colorare “fuori dai contorni”, contrariamente a quanto c’è sempre stato insegnato. Il risultato è una riflessione provocatoria nei confronti dell’Autorità, ma anche di quei preconcetti che portiamo dentro di noi, dell’Autorità che vive e vigila dentro ciascuno di noi. Un primo cartello sul muro avvertiva “contenitore pieno, non lasciare più sacchetti!”, ma non è servito a niente: enigmatici, provocatori e silenziosi proprio come i maestri zen, gli anonimi riempitori (o riempitisti, in letteratura non è ancora chiaro come si debbano appellare), probabilmente approfittando dell’oscurità notturna, hanno continuato a portare medicinali scaduti in questo totem farmaceutico. Qui, qualche giorno dopo, è stato appeso il secondo cartello, stavolta più vicino agli occhi di chi si avvicina all’installazione, con la scritta di colore rosso maestrina/rabbia/allarme: “BASTA, contenitore PIENO”. Inutile dire che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e involontaria, dunque al secondo avvertimento è seguita un’ulteriore aggiunta di farmaci scaduti, e pare che il fenomeno sia tuttora in corso. Perché non c’è limite, non c’è confine, sky is the limit, ma nemmeno: anche lo spazio profondo potrebbe essere riempito di medicinali scaduti. Una volta che l’Autorità stabilisce un limite – le dimensioni del raccoglitore – l’Artista è obbligato a superarlo, possibilmente in maniera esponenziale, aumentando il volume di questo blob di tachipirine e antibiotici senza fine, inglobando financo il mondo intero. In questo senso possiamo dire che “la via è vuota: nonostante l’uso, non si riempie mai”, ma anche,  con un’inevitabile calembour, che “la vita è vuota: nonostante l’uso, non si riempie mai”. Ecco perché non c’è una cura per la malattia: perché la prima è finita, limitata, mentre la seconda è infinita e in espansione. I riempitisti ci ricordano questo.

Contenitore pieno, installazione, 2017, vista a Forcoli (PI)

4 risposte su “Horror Evaqu”

Leggo un’ulteriore e sottile provocazione nel fatto che sacchetti e pacchettini siano stati quasi tutti sistemati sopra il raccoglitore, come dire “Qual è il problema? Stiamo sempre usando il raccoglitore”: chiamiamolo forzatismo del limite, strategia che si trova nel cuore stesso di ogni vivente e la cui sviscerazione ci sprofonderebbe in meandri troppo vasti per lo spazio di un commento. E nell’unico sacchetto posto per terra ecco il veleno cancerogeno del riempitismo: “Ok, non è dentro né sopra il raccoglitore, ma ehi: è accanto: raccoglitore in fondo vuol dire anche punto di raccolta, giiiiiusto?”. Assecondare il limite per capovolgerlo. Che nel riempitismo ci sia anche del kung-fu?

…e poi: “non lasciare più SACCHETTI”: e allora le sole scatolette si può… si indovina un dialogo tra i cartelli (che a questo punto sospetto siano opera del/i medesimo/i artista/i del riempitismo) e i medicinali accumulati.

l’opera riflette la caducità dell’uomo su questa terra: ne è solo di passaggio,ha una scadenza come fosse un cibo putrescente, recando seco una vita di sofferenze e preoccupazioni che, come sacchetti ammonticchiati sulla sua persona, lo riplasmano aggiungendogli appendici e deformità.
l’asta avverrà presso sotheby’s il 30/11 nella sede di Roma.

Rispondi