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Otto risvegli

Risveglio 1

non c’è niente di più bello che alzarsi la mattina presto, quando tutto tace e sembra che il mondo stia ancora dormendo, aprire la finestra della cucina per godersi l’aria frizzantina dell’alba, prendere un bel respiro, lento e profondo, e poi a occhi chiusi, con un leggero sorriso stampato sulla faccia, rendersi conto che in realtà è quasi l’una, hanno ritirato i bidoni della raccolta differenziata da ore e il tuo è rotolato in mezzo alla strada, la gente sta lavorando, macchine che passano, persone che si salutano, c’è chi sta già preparando il pranzo, dunque a quel punto, sempre col sorriso stampato in faccia: chiudere la finestra, bere un fondo di bicchiere di vino inacidito dimenticato la sera prima sul tavolo, tornare in camera da letto camminando all’indietro, chiudere la porta, abbassare le tapparelle, avvolgersi nel lenzuolo stile crisalide, abbracciare il cuscino, riaddormentarsi ascoltando una conferenza di alessandro barbero su federico II di svevia: adieu adieu, aaddiooooo al mondo, sarà per la prossima volta.

Risveglio 2

ci sono invece quelle mattine che ti svegli e sei semplicemente felice, il mondo ti sembra la tua casa, noti tutti i dettagli, i colori, gli odori, e ti sembra tutto meraviglioso, guardi come un fesso il pulviscolo atmosferico, sorridi e pensi ma quanto è bello?, quanto è bella la luce?, ma cos’è, magia? accarezzi l’intonaco, lo trovi perfino sensuale, come se accarezzassi i capelli di una ragazza, o di un ragazzo, o di una capra, è tutto bellissimo, vedi passare quella vecchia stronza della vicina e pensi che bella che è, che bella pelle, che bei capelli, come quelli di una capra, che bello tutto, il sole, le nuvole, i gerani, la lavanda, il corriere sda che sta passando, mi viene voglia di uscire e abbracciarlo: ecco, questo capita quando la notte hai preso l’mdma molto tardi e l’effetto dura più del previsto. il down successivo al risveglio ti riporterà alla terrificante e inevitabile realtà.

Risveglio 3

altre mattine invece mi sveglio dopo aver dormito poco e sono iperattivo. adrenalina pura: devo lavorare, fare le pulizie, anche quelle che di solito evito, tipo passare lo scovolino negli interstizi della doccia, scrivere a più gente possibile, ideare progetti, prendere appunti, camminare, incontro persone e le saluto, chiedo se hanno bisogno d’aiuto, spero di incontrare qualcuno che ha bucato per aiutarlo a cambiare la ruota (cosa che non so fare, ma possiamo imparare insieme!), fischietto, saltello, chiamo parenti che non sento mai per sapere come stanno (spesso scopro che sono morti), decido di fare attività fisica, cerco online esercizi, faccio tabelle, programmi, mi impongo di cambiare vita, scarico app per gestire qualsiasi cosa, poi alle 9.00 di colpo mi blocco e passo il resto della giornata a fissare il muro e a notare come il bianco cambia a seconda della luce, tutte le sfumature di grigini chiari, la grana della vernice, le piccole macchie che non avevo mai notato: sensazione di vuoto, angoscia, allora immagino un frullatore gigante, immagino di infilarmici dentro e frullarmi, che colore verrebbe fuori? vorrei una camicia di quel colore, poi non la metterei mai, direi l’ho comprata per il colore ma non mi piace, come mi sta? la regalerei a un senzatetto, lui verrebbe alla mia festa di compleanno delle medie (ha costruito una macchina del tempo, in realtà è un genio).

Risveglio 4

ci sono le mattine che ti risvegli e non ti ricordi dove ti trovi, lentamente collochi il tuo corpo in uno spazio-tempo riconoscibile, poi ancora l’angoscia e il vuoto ti pervadono, ti chiedi perché ti sei svegliato, perché non hai continuato a dormire per sempre. questi particolari risvegli si chiamano: tutte le mattine da quando sono nato. giornate reiterate per inerzia o inevitabile entropia, perché ormai fatto 30 facciamo 31mila, tanto vale andare avanti, laviamoci i denti. guardi i gerani e vedi che in realtà sono malati, stanno morendo. non vedi oltre: non vedi trasformazione, ma solo staticità, hai le gambe di cemento e la testa di vuoto, vorresti sprofondare, ma ti lavi i denti, ti lavi i denti, ti lavi i denti. 

Risveglio 5

un altro risveglio iperattivo: ti alzi prestissimo, perfetta evacuazione intestinale, nessun intorpedimento nè mal di testa, pensi: madonna, ho di nuovo 20 anni? ti lavi i denti come se fossi alle olimpiadi, hai voglia di uscire, uscire, uscire. devi stare all’aperto, fare qualcosa. ci vuole un’avventura! bisogna chiamare un amico o un’amica e coinvolgerli in un’avventura! un progetto! un attentato! andiamo a vedere i grifoni sulla scogliera, andiamo a cercare una villa abbandonata, un’orchidea rara, a scalare quel palazzo in costruzione, facciamo un falò, anzi bruciamo la questura! improvvisiamo musica noise, facciamo che ognuno insegna agli altri qualcosa che sa fare bene, trasmettiamoci a vicenda le reciproche competenze e conoscenze, facciamo una corsa! poi meditiamo, cuciniamo tutti insieme e saltiamo, corriamo, corriamo, corriamo: questo era un classico in un periodo in cui il ****** faceva effetto, poi col tempo si è stabilizzato. 

Risveglio 6

a volte ti risvegli e sei ricoperto da una sostanza viscosa verde, una melma misteriosa ti ricopre dalla testa ai piedi. puoi muovere solo gli occhi, ti guardi intorno, ovunque c’è muffa, sulle pareti, sul soffitto. primo pensiero: dovrei fare le pulizie più spesso. forse dovrei pagare una donna delle pulizie? però bisogna pagarla bene, è un lavoro duro. ma posso permettermelo? e perché non le facci io, le pulizie? mentre stai pensando a questo la melma inizia a muoversi, si anima e ti parla e ti dice: questo non è un sogno. tu vorresti rispondere: eppure guarda, sembra proprio la classica scena di un sogno eh, non per dire, ma sembra proprio tipica, anche un po’ banale. ma non riesci a parlare, anche la bocca è coperta dalla melma. lentamente allora ti riaddormenti, lasci che la melma ti inglobi lentamente, sprofondi in questa viscosità. è mercoledì. 

Risveglio 7

sonnellino pomeridiano perché la notte non ho dormito. sonnellino faticosissimo, da cintura nera della pennica pomeridiana perché ormai è troppo tardi, digestione impegnativa, luce che arriva dalla finestra, tv accesa nella stanza a fianco, vicino di casa che fa cose strane in giardino, ma la stanchezza è tanta, quindi: mi addormento. passano forse 15 secondi e squilla il telefono, dunque: mi risveglio (sì, non ho tolto la suoneria, e dire che non ce l’ho mai, praticamente la metto apposta quando voglio dormire). senza pensare rispondo. “sì?”. dall’altra parte una voce sconosciuta e aggressiva dice: “tu sei morto, hai capito? tu sei morto, pezzo di merda. finalmente rispondi pezzo di merda, finalmente hai il coraggio di rispondere. io se ti becco per strada ti taglio la gola, hai capito pezzo di merda? tu devi stare attento cazzo, tu devi stare attento, io se ti trovo ti ammazzo, non me ne frega un cazzo, hai capito? io ti taglio la gola, non me ne frega un cazzo!”. sbadiglio. il cuore ha smesso di battere, ma riesco comunque a sbadigliare. emetto un suono flebile: “…ma chi?”. l’altro: “cosa chi? tu brutto stronzo, tu pezzo di merda!”. dico: “no no, ma chi sei tu? mi sa che hai sbagliato numero”. segue un secondo di silenzio, poi l’altro mette giù. appoggio il telefono sul comodino, rimetto la testa sul cuscino, tento di riaddormentarmi ma non ci riesco. penso: aspetta, qualcuno mi ha appena minacciato di morte? cioè la mia vita è questa? vado a letto per una pennichella e uno mi minaccia di morte? mi ritiro su, riprendo il telefono in mano. segno il numero nella rubrica, lo chiamo con poca fantasia “minacce di morte”. vado su whatsapp, mi appare la foto profilo. sembra uno spacciatore marocchino tatuato. cerco il suo numero su google, non si sa mai, beh, lo trovo, corrisponde a uno studio di tatuaggi di milano. e la storia di questo risveglio potrebbe finire qui, giusto? è già abbastanza buffa, giusto? invece no, perché da quel giorno inizio a spiarlo su whatsapp. lui mette gli stati, quindi ogni tanto mi appare “minacce di morte” e vedo cosa fa, le sue giornate, lui con gli amici spacciatori che mangia il kebab, lui con una tipa, lui con un’altra tipa, lui con un bambino, forse il nipote, forse il figlio. insomma inizio a interessarmi alla vita di questo anonimo che per sbaglio mi ha minacciato di morte. è appassionante e coinvolgente, molto più di una serie tv per capirci. in sintesi, da quel risveglio sono passati oltre sei mesi e io continuo a seguire questi piccoli frammenti di questo tizio che, sbagliando numero, mi ha minacciato di morte. ora: lui ha sbagliato numero, è stato un errore di pochi minuti (può capitare quando stai minacciando di morte qualcuno), io invece sono mesi che vado avanti a spiarlo consapevolmente. chi è il vero pazzo? chi è che dorme e chi è sveglio?

Risveglio 8

altre mattina ti svegli e vedi con lucidità la tua vita intorno a te. la camera da letto è un modello crudelmente rappresentativo in scala 1:porcod**. bicchieri di vino scadente, scadenti perfino i bicchieri, li hai comprati dai cinesi, la luce che filtra dalle tapparelle illumina spietata la polvere, i vestiti sporchi ammucchiati, i libri che non stai leggendo, le ****** e i ****** sul comodino, sigarette spente (ma non si fuma in camera! chi è stato? e poi non avevi smesso?), ricette mediche, scontrini di acquisti imbarazzanti, una visione da declino dell’occidente. pensi: madonna ha ragione l’isis. pensi: è così che vivo? basta, adesso faccio pulizia! è un atto simbolico, pulire la camera per pulire te stes… manco finisci la frase, ti sei trascinato in bagno a pisciare, casualmente passando ti sei visto allo specchio, tiri lo sciacquone come se volessi cancellare la tua immagine, il tuo corpo inutile, queste mani, queste braccia, questa carne, questi piedi: quando ti tagli le unghie fai a pezzetti il tuo corpo, lo butti nel cesso, idem con i capelli, ma perchè non farlo con una mano, con un braccio? a quel punto squilla il telefono ed è tua madre,  colei che ti ha partorito e accudito nei primi anni di vita e alla quale sei affezionato, rispondi e lei dice: “vieni? ho fatto la parmigiana di melanzane”. e allora sorridi al mondo e il mondo ti sorride, perché a te piace molto la parmigiana di melanzane. sei grato che esista. sei grato che sia stata inventata. sei grato di avere la bocca per mangiarla, gli occhi per vederla, l’apparato digerente per digerirla, perfino lo sfintere per cagarla. ed è come nelle meditazioni: “sono grato alla parmigiana di melanzane perché mi rende felice” e allora fanculo, sgommi via fisquiettando ics ipsilon zeta. questo tipo di risveglio è detto “dal declino dell’occidente alla parmigiana”.

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[cose pubblicate qualche tempo fa su fb, e altre tenute qua come bozze, come tante altre. nel frattempo non abito più in quella casa, non bevo più alcolici e ho ridotto il mio regime di ehehehXòòòò£^*”ghe. permane la mia fissazione per la parmigiana di melanzane]

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