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Dal doctore ctonio

Secondo lei cos’ha, mi chiede il dottore. Io rispondo che, considerate le cose lette su internet, penso di avere una ragade, ma è solo un’ipotesi. Odio fare il paziente che ne sa più del dottore e si fa la diagnosi da solo con google, quindi, prima che replicasse, ho aggiunto qualcosa come: ma ovviamente può essere di tutto, sinceramente non ne ho idea, sa com’è, si guarda su internet e… Mi ha interrotto e mi ha detto: “No, lei ha ragione. Credo proprio che lei abbia una ragade”. Il tono è perentorio, gli occhi sulla mascherina sono seri, come di chi enuncia una verità terribile (e infatti). Mi dice di mettermi sul lettino: si abbassi pantaloni e mutande. Aspetti, quanto? Non capisce. “Quanto devo abbassare? Cioè, abbasso tutto?”. “No, basta un po’”. Mi distendo sul lettino, posizione fetale, pantaloni e mutande a metà coscia. Bastava anche meno, dice. Poi mi ficca due dita in culo: “E quindi fa video? Di che tipo?”. Io zitto, non riesco a parlare. Lui: “Difficile parlare con due dita nel culo, eh? Eheheh”.

Insomma, a quanto pare l’anno è iniziato così.

Io non riesco nemmeno a respirare. “Fa documentari?” Di fronte c’è un mobile a vetri, vedo la scena riflessa: due uomini con le mascherine e uno che fa fist fucking all’altro parlando del più e del meno. Sembra un tranquillo festino sadomaso.

Io mi aspettavo che mi infilasse le dita nel culo, e anche che tastasse, e anche che facesse abbastanza male. Ma non così in fondo. E non così male. E’ letteralmente insopportabile, dagli occhi scende una lacrima. “Documentari di che tipo? Documentari sulla natura, oppure sulle persone?”.

Beh, finora ne è valsa la pena. E’ un uomo spiritoso, mi sembra un buon medico, e ora ho anche un aneddoto divertente da raccontare agli amici. L’attesa è stata lunga perché questi specialisti arrivano sempre in ritardo, si sa. Vanno in tanti ambulatori, c’è il traffico, gli imprevisti, le telefonate, non mi è mai capitato di trovare un ambulatorio dove a un certo punto non venisse pronunciata la frase “Il dottore è in ritardo” da una signora di mezza età leggermente in sovrappeso con i capelli tinti di biondo e gli occhiali. E infatti. “Il dottore è in ritardo” (è leggermente in sovrappeso, mezza età, capelli gialli, occhiali), “deve aspettare fuori però, dentro possono stare al massimo tre persone”. E’ per via di questa cosa del virus, non lo dice perché ormai sappiamo tutti che.

Dico che va bene, anzi no, un momento “fuori fuori? Non posso aspettare nel pianerottolo?” e mi dice assolutamente no, perché è un palazzo e poi gli assembramenti e il distanziamento e insomma devo stare fuori e mi chiamerà lei e io dico va bene va bene, ma non esco fuori perché c’è un vento forte e freddo, quindi fingo di andare verso la porta esterna ma poi, appena lei chiude la porta, torno indietro e vado giù, nelle cantine. Aspetterò qui. C’è comunque freddo, ma almeno non c’è il vento. Qualcuno ha messo una pianta di plastica. Perché? Cerco di immaginare il tipo di mente che possa pensare di abbellire un angolo così, il sottoscala che porta alle cantine. Poco dopo sento la porta esterna aprirsi, entra un signore, appare anche la signora delle reception. Vedo le loro gambe fino al ginocchio, mi sembra di spiare da sotto le scale. Cioè, non è che “mi sembra”, sto letteralmente spiando da sotto le scale. Gli dice la stessa cosa, che il dottore è in ritardo, ma a lui lo fa entrare, brutta cagna maledetta. No in realtà fa bene, era un signore anziano, non era giusto lasciarlo fuori con quel vento. Eppure sento il culo che pulsa.

Da un po’ di tempo quando mi innervosisco mi pulsa il culo. Sono qua anche per questo. Mesi fa soffrivo di bruxismo, non mi ricordavo mai come si diceva e allora dicevo “digrigno i denti” ma non ero sicuro nemmeno se il verbo digrignare fosse giusto, ultimamente ho dubbi su tutti i verbi, comunque adesso invece digrigno il culo, in pratica sono passato dalla fase orale a quella anale. Faccio una foto alla pianta di plastica, non ho idea del perché. Passano quaranta minuti e arriva il dottore. La signora mi chiama per entrare e resta per un attimo confusa vedendomi arrivare da giù, dalle cantine, e non dalla porta esterna, dove stava guardando in attesa di vedermi apparire. “Eccomi” dico. Sguardo perplesso, ma non sembra interessata ad approfondire. Entro, mi dice di sedermi, le dico che preferisco stare in piedi dato che ho un fortissimo dolore al culo, come un grumo di aghi che si gonfia e si sgonfia, tutto il giorno. Cioè quest’ultima parte non la dico, dico solo che preferisco stare in piedi, ma lei insiste, tira fuori di nuovo qualcosa sul distanziamento e gli assembramenti, va beh, ho capito, mi siedo. Fingo normalità, ma il culo mi fa così male che mi viene da piangere. Ho fatto 45 minuti di auto per arrivare qua, in questa città di cui non ricordo manco il nome, in questa regione che non conosco, in questo pianeta dove sono stato abbandonato e dove morirò solo, unico della mia specie, lontano miliardi di anni luce dai miei simili.
“Documentari… sulle… persone” le parole escono molto faticosamente. “Ho fatto anche… dei corto… metraggi”
“Ah interessante, molto interessante. Ecco, vedi, il tuo culo è come una tenaglia. Guarda: non vuole lasciar andare le mie dita”
Non ci credo che siano solo due dita, non è possibile. Mi sembra di avere in culo il tronco di un acero. E specifico acero perché ha la corteccia rugosa e le spine, e la sensazione è proprio quella. Sono davvero solo due dita? Non è possibile. Aspetta, forse non è l’acero, mi sto confondendo. Perché non ricordo mai gli alberi? Nel frattempo il dottore tasta, tocca cose che non immaginavo di avere, ho difficoltà a pensare ma per un attimo formulo mentalmente la frase “dovrei colmare le mie lacune di botanica e anatomia”.
“C’è un’ipertono dello sfintere. Hai una ragade pazzesca”. E ripete: “Pazzesca!”. Poi: “Senti qua, non si passa proprio” e va su e giù con le dita nel culo, le ruota e scava come svuotasse un frutto maturo. Poi le sfila, un attimo di sollievo. Inspiro, espiro. Subito dopo le infila di nuovo, no dai, perché? “Vedi? Adesso sei già un pochino più rilassato. Facciamo così, io le tengo ferme, tu rilassati. Provaci. Lasciati andare”.
Per un attimo penso che la visita stia prendendo una piega un po’ inaspettata, ma no, è davvero ambulatorio medico, lo sembra a tutti gli effetti, e lui è un dottore del culo abbastanza noto. L’ho trovato cercando proctologo su google e mi è piaciuto perché ha un sito con immagini di alberi, piante e fiori. Forse è là che ho visto gli aceri? Scelta estetica che ho apprezzato. Dopotutto che altre foto mettere nel sito, se fai quel lavoro?

“Non ti stai rilassando. Prova per davvero”. In effetti non riesco a rilassarmi, ha ragione, il mio culo è una specie di tenaglia, come un polpo o una ventosa aspira tutto.
“Prova a rilassarti, respira”
Respiro, provo davvero a rilassarmi e lui toglie le dita, ma non è contento. “Va bene, puoi rivestirti. Però non ti sei rilassato davvero” dice deluso. Io mi rivesto. Ecco, ho deluso anche il proctologo.

“Hai presente com’è fatto lo sfintere?”. Gli dico di no, mi fa un disegno per farmelo capire, mi è simpatico perché parla senza filtri. Dice “buco del culo” senza problemi. E io che mi ero fatto problemi, prima di entrare, sulle espressioni da usare – evacuare, defecare, feci… Lui parla tranquillamente di buco del culo, giusto così. Ripete più volte che, a causa della mia continua tensione, ho aumentato quel muscolo particolare, ed è come se avessi fatto “culturismo col culo”. Questa espressione deve piacergli particolarmente e la usa un paio di volte. In effetti piace anche a me e infatti me la segno appena uscito dall’ambulatorio. Prima di entrare avevo anche immaginato di parlare mettendo “ct” da tutte le parti, visto che lui fa il proctologo, dunctue signor doctore, mi fact male il culcto, ho un forcte dolorcte. Che simpatico che ero, prima che mi ficcasse le dite nel culo eh?

“Dottore, quindi cosa devo fare?”
Rilassarti, questo devi fare. Mi spiega trenta volte il funzionamento del mio culo usando le sue mani (una simula il buco del culo, l’altra la merda che esce) e dei disegnetti. Credo che sia frustrante per un professionista dover spiegare a un ignorante qualcosa che per lui è chiarissimo. Come quando parli con l’elettricista o il meccanico, ti senti una scimmia. Però stavolta capisco. Di solito, di fronte a queste spiegazioni mediche, annuisco ma in realtà o non seguo davvero ciò che mi viene detto o non capisco e dico sì sì, ho capito, ma non è vero. In questo caso invece capisco davvero. Ed è orribile. Il mio culo mi appare come un alieno cattivo. Cioè, la mia vita adesso è questa? Avevo 27 anni fino all’altro giorno, dio cane. Io fino a un po’ di tempo fa un culo nemmeno sapevo di avercelo. Facevo la cacca (cagavo la merda dal culo, evacuavo le feci dallo sfintere, defecavo scarti dal retto) senza pensare, era una cosa che avveniva, così, un automatismo. Un azione non mediata, direbbero i buddisti. Mai sofferto di stitichezza, emorroidi, nulla. E ora devo fare ginnastica perineale, “prendere consapevolezza del tuo culo” (parole sue) e praticamente passare metà del tempo da sveglio a pensarci (e credo di aver fatto anche qualche sogno a tema).

Stringe il pugno fortissimo, le dita diventano rosse e bianche. “Ecco, il tuo culo è sempre così”. Poi le apre, rilascia la mano morta sul tappetino del mouse sulla sua scrivania. “Devi imparare invece a rilassarlo così. Devi imparare a controllarlo”.

Sinceramente, non è così che pensavo che sarebbe andata, nella mia vita in generale ma oggi in particolare: trovarmi in questa città di cui non ricordo il nome a scoprire che devo imparare a controllare il mio culo. Non so cosa mi aspettavo, ma non questo.
“E’ un dolore insopportabile, lo so” conclude il dottore, così, per metterci un po’ di empatia. Apprezzo la cosa, lo ringrazio. Gli chiedo se posso prendere il disegno che ha fatto, ma è un foglio che gli serve e non me lo può dare. “Te ne faccio un altro, anche meglio”. E’ entusiasta. Artista mancato? Boh, comunque è felicissimo di perdere altri cinque minuti a disegnare il tratto finale del mio retto. Lo disegna anche in sezione, in due versioni: come dovrebbe essere e come invece è il mio, per farmi capire la differenza. Non contento fa anche un grafico (“Sai leggere i grafici, sì?” “Abbastanza, ho studiato informatica”), sulle ascisse mette il tempo, da 0 a infinito, sulle ordinate la forza, ma in questo caso sarebbe più giusto dire “lo sforzo”. Una linea rappresenta come funziona il suo culo – che è un culo normale dal funzionamento ottimale – e l’altra linea il mio – che invece è completamente fuori controllo.
“Vedi, se io trattengo, diciamo arrivando a 100, oppure a 90, poi rilascio tornando a 50. Tu sei fisso a 80, poi quando trattieni la forza va a 100, solo che dopo non torna nè a 50 nè a 80, diciamo che gradualmente va verso i 90. Questa è la tensione”.
Questa conversazione sta avvenendo realmente o la sto inventando per scriverne qualcosa o per raccontarla a un amico?
Alla fine prendo i disegni, ci salutiamo con un cenno, da mascherina a mascherina, e mi dice che ci rivedremo fra tre mesi. Mi ripete “no stress” che scrive anche sul foglio, in maiuscolo e sottolineato. Esco fuori zoppicando per pagare. La signora delle reception mi dice di aspettare seduto. Non oso lamentarmi, sopporto il dolore e mi siedo. E’ al telefono, una mamma vuole prenotare una visita dall’allergologo per suo figlio di quattro anni, lei è scettica, la signora  della reception, credo perché il bambino è troppo piccolo, poi grida “Signora! Però un allerlogo non è un dermatologo, sono due cose diverse!”. Non so perché debba gridarlo così, ma vabbè. Ritorna normale e aggiunge che se lei o il bambino hanno un minimo di raffreddore o di tosse non può fare la visita, “qua visitiamo solo pazienti sani”. Anche questa frase me la segno. Visitiamo solo pazienti sani. Pago 82 euro, vado fuori, c’è ancora il forte vento freddo.

Recensione della visita dal proctologo? 4 stelle su 5, non è stata come me l’aspettavo e in parte mi è piaciuta proprio per questo. Intanto ho scoperto di avere un culo. Lui mi è piaciuto, un doctore in gamctba. Mi è piaciuto come medico ma anche come persona, è il tipo con cui prenderei una tè insomma, anche se poi – vai a sapere. Col tempo sono diventato diffidente. Quando incontro una persona in un contesto professionale – perfino la postina che mi porta la posta o il corriere che mi porta i pacchi – mi chiedo sempre “chissà per chi votano”. Comunque l’ambiente era piacevole, il dolore è stato forte ma utile, dopotutto soffrire è conoscere. Allora perché non cinque stelle su cinque? I motivi sono tanti. Un’amica che lavora nel turismo mi ha detto che i turisti italiani non danno mai il massimo a una struttura albeghiera, nemmeno se sono completamente soddisfatti. E’ capitato anche a me, posti perfetti , bagni puliti, letti comodi, persone gentili e professionali, voto 4. Perché non 5? Questa cosa incasina tutte le medie su tripadvisor e booking, perché alla fine ti ritrovi con una media di poco sopra il 4, dato che bisogna contare anche i pazzi che mettono 1 o 2 stelle senza motivo, perché sono stronzi o appunto perché sono pazzi (sempre italiani).  Ne parlavo con un altro amico, anche lui mi diceva che non dà 5 manco se si trova in paradiso, perché pensa che ci possa essere un posto migliore, idealizzato, e quindi l’approvazione assoluta la riserva a quello, “cinque non lo do nemmeno a casa mia”, casa sua dove non sta bene, quindi il discorso – ci accorgiamo insieme – fa acqua da tutte le parti. Gli stranieri invece sono più entusiasti, hanno capito che se il posto andava bene e non sono stati truffati danno 5, forse è un discorso di aspettative, non saprei. La mia amica dice che soprattutto gli americani sono molto entusiasti e danno sempre il massimo (e pretendono anche il massimo, ma basta saperli truffare bene, non è difficile). Molte strutture chiedono esplicitamente di mettere 5 stelle se tutto è andato bene, e ormai sono disposti anche a ultra-sconti, regali, favori speciali, pur di avere la quinta stellina. Spesso, giustamente credo, chiedono di DIRLO PRIMA se c’è stato qualche problema, e di evitare l’infamata di dare 1 stella e la recensione negativa DOPO, che veramente manco i camorristi. Ma poi: abbiamo dormito per terra, abbiamo vissuto anni senza riscaldamento,  con tre maglioni, il piumino smanicato e i guanti di lana in casa, siamo abituati da sempre a non dare per scontata l’acqua (da che io ricordo c’è sempre stato un periodo in cui o non c’era acqua o qualche tubatura si era rotta e i bagni non si potevano usare), poi vado in un posto col tetto, stanze riscaldate, materassi comodi, televisore, e no, 5 stelle mai, figurati, io sono del casato reale dei Windsor. Siamo veramente cretini, me ne rendo conto. Eppure è così.

Io cinque su cinque posso darlo solo al mio dentista. Da lui provo il totale abbandono, è il posto dove mi rilasso di più: ambiente ben riscaldato, ovvero caldo ma non aria secca, piante con larghe foglie verdi, musica in sottofondo al volume giusto, un odore gradevole, lui gentilissimo, pacato, calmo, un budda, mi chiede sempre “dimmi quando ti fa male” (sì, come per il fist fucking), la poltrona comodissima, lui che mi fissa, preme un tasto e mi manda giù, quasi del tutto orizzontale, e si avvicina alla mia bocca, i suoi occhi due o tre centimetri da me, mi infila la mano inguantata, mi tocca la lingua, la cosa più intima che due persone possano fare dopo baciarsi e scopare, e con l’indice tasta l’interno della cavità orale, si sente la saliva, eppure non c’è niente di sessuale, è solo totale, magnifico abbandono. In nessun’altra situazione mi ritroverei sdraiato così, con la bocca spalancata e la mano di un’altra persona dentro, “Bravo, spostati un po’, bravissimo”, mi fa i complimenti come a un bambino, con l’altra mano spinge leggermente sul mio mento, si preoccupa in continuazione del dolore, anche se mi sta appena accarezzando, e prende il tutto molto seriamente, non ha quell’atteggiamento da routine, del tipo “avanti un altro”, sembra che ogni singolo gesto sia fondamentale, c’è qualcosa di orientale…

Insomma, a lui do 5 stelle su 5.

Al dentctista. Il proctologo non prende 5 stelle, ma non perché non mi ha sussurrato parole dolci mentre mi ficcava le dita in culo; il punto non è assolutamente questo. Tutt’altro. Credo anzi che in quel contesto – il contesto del mio buco del culo – l’approccio giusto sia proprio quello, cioè “E quindi fai documentari”, zac, dita nel culo e dolore supremo. Un’ispezione anale fatta con dolcezza diventerebbe ambigua e perturbante. Invece, colpo di scena, la stellina in meno della mancata piena soddisfazione è spiegabile con l’assenza di quei dettagli dell’arredo ambulatoriale: niente piante, niente musica in sottofondo, e poi quel forte odore di gel igienizzante… Con qualche piccola modifica darei 5 stelle su 5 anche a lui, ma ci rivedremo fra 3 mesi, magari le cose saranno cambiate. Intanto prendo consapevolezza del mio culo. Della mia tensione. Spesso mi addormento sdraiato sulle foglie tra gli alberi spogli. Il tappeto di foglie secche miste a quelle marce è il mio materasso ideale e nonostante i gradi di poco sopra lo zero, mi rilasso come se fossi dal dentista, chiudo gli occhi e mi addormento. Il bosco forse è il posto migliore dove riesco a dormire assieme ai divanetti della Tirrenia.

Nota: per chi volesse approfondire segnalo la testimonianza di Fabrizio Frizzi.

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