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Pisciare la merda degli altri

mi lamento spesso (e già si potrebbe finire qua, ma andiamo avanti) di appartenere alla specie umana…

ogni volta che sento “noi” è un colpo al cuore: noi chi? me lo chiedo da bambino, senza risposta, e non per narcisismo o perché mi creda chissà chi, uno particolarmente speciale o eccezionale o unico; né perché sia realmente convinto di appartenere a una specie aliena, ma proprio perché – e qua metto un omissis, perché non mi so spiegare e questa premessa è inutile, si potrebbe anche cancellare (anzi, magari la cancello proprio).

andiamo al punto vero.

infatti, nonostante questo innato fastidio nel sentirmi dopotutto vicino ai miei simili biologici, c’è invece un momento in cui sento fiorire un forte senso di solidarietà e comunanza con gli altri esseri umani, e non c’è più fastidio ma anzi domina la pace e la fratellanza.

ed è quando, trovandomi a pisciare in cessi pubblici, trovo sui sanitari macchioline di feci lasciate dal precedente utilizzatore e direziono il getto delle urine per pulire le macchioline marroni sulla ceramica bianca.

credo che a tutti i maschi sia capitato di farlo – e se è non così è un’altra di quelle situazioni in cui racconto una cosa imbarazzante convinto che sia molto frequente e invece scopro di no.

è in assoluto il tipo di rapporto intimo che si può stabilire con un altro essere umano che preferisco – e tra poco spiegherò perché.

ma prima c’è un aspetto da considerare: il senso di soddisfazione che tale atto (cioè cancellare la merda degli altri con la mia piscia) mi dà mentre lo compio. pulizia, sicuramente. cosa strana per me, perché non sono esattamente un maniaco dell’igiene. però veder sparire quella macchiolina sul bianco candido del water grazie alla mia piscia calda è un godimento assoluto al quale non riesco a resistere.

attenzione: non parliamo di strisciate di merda esagerate, quelle le evito e mi fanno schifo. ma parlo proprio di quelle piccole macchioline, o strisciatine, piccole virgole che inevitabilmente a tutti può capitare di lasciare dopo aver tirato lo sciacquone.

quindi, prima di tutto, un senso di pulizia, ma anche di dovere civico: mi sento di far parte di una comunità in cui ci si aiuta fra noi, come quando si fanno i fari a qualcuno per avvisarlo che c’è un posto di blocco, o si danno informazioni sbagliate alle guardie su uno spacciatore che stanno inseguendo dicendo che è andato dalla parte opposta o in treno si avverte qualcuno che non ha il biglietto che sta passando il controllore in modo che possa spostarsi o nascondersi in bagno. insomma quei piccoli gesti di cortesia tra sconosciuti che sono la vera civiltà.

a questo è legata anche la sensazione di aver aiutato, senza bisogno di riconoscimenti e ringraziamenti, il cacatore anonimo, senza che me lo chiedesse, per puro istinto, senza ottenere qualcosa in cambio. come suonare il clacson a uno sconosciuto che ha dimenticato lo sportello del bagagliaio aperto, di solito attirando così la sua attenzione per poi fare dei gesti (spesso fraintesi, ma questo è un altro discorso) che lo portino a notare la dimenticanza. ecco io, nel momento in cui piscio sulle feci altrui, intervengo laddove l’anonimo cacatore non ha potuto completare l’opera, cioè l’evacuazione in luogo pubblico senza lasciare tracce, perché sbadato, perché preso da altri problemi, vai a sapere perchè, non mi importa.

anzi, proprio la gratuità del mio gesto lo rende nobile, o per meglio dire: civile. è davvero uno dei rari momenti in cui mi sento un cittadino modello.

ma fin qua siamo nella sfera sociale, che mi interessa eh, ma fino a un certo punto, cioè poco.

i gesti di cortesia fra estranei avvengono su un palco di vetro opaco e molto sottile, ambiguo e sempre sul punto di crollare, dove tenere la porta aperta a qualcuno, o farlo passare ai tornelli dei cessi a pagamento perché non aveva un euro per pisciare, non è un gesto che per forza verrebbe ricambiato.

ripeto: la sfera sociale è l’aspetto più superficiale della faccenda.

ciò che davvero mi colpisce è quello che anticipavo all’inizio: il rapporto intimo e imparagonabile con qualsiasi altro tipo di rapporto che si instaura tra me e il cacatore.

la relazione.

perché è evidente: c’è uno scambio di fluidi tra il mio corpo e quello di uno sconosciuto, ma senza l’ausilio del corpo.

questo scambio, se ci pensate, avviene solo nella copula, ed è volgare, perché banale visto che si usa il corpo. oppure in pratiche più eccentriche come sputarsi in bocca a distanza o altre stravaganze che sfociano nella devianza, dove i corpi non sono a contatto diretto, ma è come se lo fossero. questo scambio di fluidi avviene nella gravidanza, e poi mai più, e comunque tra entità che resteranno quasi sempre legate fra loro, almeno nella maggioranza dei casi.

qua invece parliamo di contatti differiti nel tempo e nello spazio: io e il cacatore non siamo nello stesso momento e nello stesso luogo: sono parti espulse dal nostro corpo a interagire, come un brevissimo incrocio di sguardi da un universo a un altro, ma a occhi chiusi.

ripeto, non valgono contatti simili come certe volgari pratiche sessuali o situazioni cliniche (penso al chirurgo che mette letteralmente le mani dentro alle viscere del paziente).

idem per accidentali starnuti in faccia a passanti, o vomitate non controllate, o perdite di sangue, tutte cose accidentali, dove un contatto – anche solo visivo – comunque c’è, e quindi c’è una comunicazione tra i due corpi, anche se magari non si toccano, e quindi è volgare.

qua invece (nel cesso dell’autogrill, mettiamo) siamo nel candore assoluto, nella purezza, nel sublime: i due corpi non si vedono neppure, non si toccano, non si conoscono e non si incontrano – oppure sì, magari è il tizio che è appena uscito dal cesso, non lo so, non mi interessa. tutto è differito.

il punto centrale è che in quel momento la mia piscia verrà a contatto con la sua merda. due delle nostre sostanze più intime si sono toccate, i nostri dna si incontrano, l’una cancella l’altra e insieme si mescolano e spariscono nelle fogne, senza che i nostri corpi si siano mai visti.

ragionate come degli entomologi alieni o come quelli della scientifica: se fermassero il tempo in quel momento e analizzassero la situazione ci sarebbero ld miei scorie metaboliche liquide con la materia fecale di un’altra persona; chissà chi.

quando io pulisco la merda lasciata dall’anonimo cacatore, egli, per quanto ne so, potrebbe trovarsi già a decine o centinaia di chilometri di distanza (capita infatti che a volte non vada via subito e si debba insistere con il getto caldo sullo stesso punto finché non si vede la macchiolina sparire; se invece la merda è recente bastano pochi secondi).

perché è il tipo di rapporto che preferisco?

perché è intimissimo (due fluidi che mai si mostrano in pubblico, ma che qua vengono a contatto), è gratuito, è casuale, e avviene fra sconosciuti (infatti con la merda di un amico ho notato che la cosa mi piace meno; idem se lo faccio per soldi: mi è capitato di pulire cessi per lavoro e non provavo nulla di tutto questo). è esattamente il tipo di relazione che ho sempre cercato e mai trovato: vicinissima e lontanissima allo stesso tempo.

intimità senza confidenza, vicinanza senza prossimità.

in quel momento sento la condizione che mi accomuna al cacatore, con il quale condivido stessa struttura molecolare, stesso apparato digerente e stessa sorte di vita e di morte.

quando la macchiolina che egli ha lasciato sparisce, entrambi confluiamo nello stesso fiume, e ci disperdiamo insieme nelle condotte fognarie, e nessuno è più nessuno, siamo tutti una cosa sola: tutte goccioline di un unico fiume, ma al tempo stesso ogni gocciolina è il fiume.

non so se mi sono spiegato bene, ma ecco perché pisciare la merda degli altri è il tipo di relazione che preferisco.

5 risposte su “Pisciare la merda degli altri”

…dopodiché cagare in un cesso pubblico non fu più lo stesso. I cani pisciano sul piscio di altri cani però prima annusano un po’, quindi credo restiamo nella sfera del volgare: ma sono cani, poveracci; *oi umani invece…

è vero, ma mettono piscio si piscio, cosa allegra senza dubbio, ma indubbiamente volgare. manca l’annullarsi l’uno nell’altro/a: sparire insieme, senza essersi mai visti, cancellandosi nel fiume delle condotte fognarie.

un’altra relazione che mi piace è quella che si manifesta con lo sconosciuto o la sconosciuta che era seduta poco prima in treno e lascia la poltrona calda, sentire il suo calore… o stessa cosa ma sulla tavoletta del cesso: la tavoletta del cesso scaldata direttamente dalla pelle di qualcun altro. intimità senza confidenza, prossimità senza vicinanza, scambio di energia senza i corpi di mezzo. non è come pisciare la merda degli altri, ma non è male.

Anche perché si voglia o no qualche particola di natica altrui resta comunque sulla tavoletta, quindi di nuovo si perde la speciale purezza del pisciare la merda degli altri. Pure lo scambio di calore: è già troppo. Forse c’entra anche il fatto che quando pisciamo la merda usiamo fluidi molto intimi ma nello stesso tempo già smistati e destinati a lasciarci, cioè siamo noi e insieme non più noi (per i cani invece il piscio è come una specie di messaggino lasciato sul marciapiede/bacheca – cioè la stessa allegra volgarità di un tweet nella sua broda di like e share); le nostre chiappe, al contrario, e la nostra temperatura corporea, ce le teniamo ben strette (con buona pace dei proctologi). Manca insomma quel je-ne-se-quoi di parto sterile e vagamente vudù del pisciare la merda altrui. Mirò diceva che gli veniva da disegnare anche col getto del piscio per terra, e magari gli sarà capitato di fare ghirigori di piscio sulla merda di altri: ma di nuovo è molto diverso dal pisciare via la merda e raggiungere il contatto con gli altri attraverso la cancellazione di ogni traccia; Mirò è arte, questa è una cosa più zen. Non lo zen da pagliacci in chimono che tirano con l’arco o contano fino a dieci in nuvole di incenso, ovvio. Piuttosto uno zen coriaceo, sbrigativo, senza nessuna ridicola esaltazione mistica. Lo zen e l’arte di pisciare la merda. Vabbè scusa il pippone, ogni tanto mi vengono le crisi.

concordo su tutto. una delle parti per me più importanti in effetti è proprio l’intimità estrema senza che resti traccia, anzi, scomparendo proprio nel momento in cui questo “contatto” avviene.

lo zen e l’arte di pisciare la merda potrei proporlo a un editore. BESTSELLER in vendita in tutti gli autogrill d’italia.

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