Arrampicandomi su una radice sospesa nel cielo incontro una capra dai capelli bellissimi

Riporto un trip interessante. Mi ha colpito intanto per quello che succede, ma soprattutto per la modalità di esecuzione del trip: senza sostanze. Non è un sogno, non avevo preso sostanze allucinogene, a sto giro ho fatto quello che K chiama “viaggiozzo”. Ovvero si sta con gli occhi chiusi e si lascia la mente libera di vagare, senza intervenire mai, in totale libertà. Per evitare di avere semplicemente una sequenza di scene o immagini a casaccio come può capitare nello stato ipnopompico del dormiveglia, avevo un set iniziale (ovvero partire dall’alto, infatti inizia con un aereo) e un obiettivo (trovare qualcuno a cui fare una domanda). Nella realtà è durato 20 minuti, lo so perché ho impostato un timer. E’ stato molto molto intenso, non ho “corretto” o romanzato nulla, questo è quello che ho vissuto. A fine trip ho registrato immediatamente tutto col registratore vocale del cellulare e ora ho semplicemente trascritto togliendo i vari ehmmm cioè tipoooo ehmm e poi era tipo eeehh come dire cioè mmm una cosa tipo ehhhh.

appendice sulla questioni linguistiche: del perché non capisco tanto triggerarsi

ora, che ci sia gente che si caghi nelle mutande vedendo un simbolo grafico poco conosciuto, tipo ə, per capirci, a me fa solo gioire. li ringrazio, perché sono così teneri e buffi. da giovine ero un povero pazzoide che amava disegnare, fare incidenti col motorino (ma anche skate, bici, andava bene tutto per farsi male), prendere treni e traghetti, ascoltare metal e rap, scrivere sui muri e programmare. la cosa più importante per me nella vita era la fantascienza e sognavo costantemente o di essere rapito dagli alieni o di doverci comunicare. veramente: ragazze, soldi, gelati, non c’era nulla di importante, a parte l’idea di venire a contatto con gli alieni.

Nelle cose troppo curate c’è l’ombra della volgarità

«La perfezione non è una bella cosa. Il meglio è nemico del bene. L’essere perfettissimo creatore del cielo e della terra non è di questa terra. Volerlo imitare è contrario alla religione e al buon senso. Diceva il grande esperto d’arte Bernard Berenson: “Mi pare che nelle cose troppo curate, nelle cose troppo perfette, vi sia un’ombra di volgarità, e che al contrario nelle cose logore, leggermente ammuffite, polverose, cenciose, ci sia un certo charme, una familiarità tenera e affettuosa”. Il vero signore non mette mai un vestito nuovo, lo fa portare un po’ al suo cameriere finché sembri un po’ usato, non troppo perfetto. Addirittura Stendhal diceva che in ogni tappeto autentico c’è un nodo sbagliato apposta, per evitare la perfezione sgradita agli dei. Nei monumenti equestri a Ranuccio e Alessandro Farnese, del Mochi, a Piacenza, i chiodi dei cavalli sono messi all’incontrario, con la capocchia sullo zoccolo, perché almeno in questo le statue non siano perfette. Una donna troppo perfetta non piace, deve avere almeno un neo. Nella civile Europa del ‘700 le dame che non avevano un neo se lo applicavano apposta. […] diceva che l’uomo perfetto è quello che assomiglia a tutti sebbene nessuno somigli a lui. Rassomigliare a tutti, sembrare una persona qualsiasi, passare inosservato: pensa da uomo ma vivi da borghese.»

(Giampaolo Dossena, sentito in radio – infatti non ho capito tutto)

 

Canzonette

Stalin cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra
Stalin è una donna che non ha più voglia
di fare la guerra
Stalin ha patito troppo
Stalin ha già visto che cosa
Ti può crollare addosso
Stalin è già stata punita
Per ogni sua distrazione o debolezza
Per ogni candida carezza
Data per non sentire l’amarezza
Senti che fuori piove
Senti che bel PIANO QUINQUENNALE

***

LENIN

E tu
E noi
E Lenin
Fra noi
Vorrei
Non so
Che Lenin, o no
Le mani
Le sue

Pensiero stupendo
Nasce un poco strisciando
Si potrebbe trattare di POSDR
Meglio non dire

il quadro e la cornice

suona il campanello, è il corriere. è arrivato il quadro, ora non resta che appenderlo, ma per farlo bisogna comprare un martello e dei chiodi, e anche una casa. perché per appendere un quadro ci vuole una parete. certo, potrei appenderlo ovunque, per strada, su un albero. ma ho comprato questo quadro per dare un tono alla mia casa. però non ho i soldi per comprarla, dunque la costruirò. faccio una lista della spesa per il bricofer, il martello, i chiodi, cemento… legna credo, e ci vorrà dell’energia elettrica, dunque del denaro, dovrò lavorare, fare dei colloqui di lavoro,  vestirmi, ecco, devo innanzitutto comprarmi dei vestiti, ora sono nudo. dovrò integrarmi, vivere una vita come si deve, cercherò su wikihow come fare. imiterò gli altri, mi laverò i denti tutti i giorni, tre volte al giorno, anche in quei punti dove non li lavo mai. forse finirò per riprodurmi, farò parte di una famiglia, avrò un’entità al mio fianco da cui usciranno altre entità, e tutti insieme guarderemo il quadro. “va bene, come vuole. se mette una firma qua io posso andare” dice il corriere, che la fa molto semplice.

Uno stratagemma semplice ed innocente per accogliere gli amici con simpatia

Mi preparo ad accogliere gli amici, quando si potrà, leggendo libri di fine ‘700 ove si spiega come presentare semplici ed eleganti effetti a tavola per rompere il ghiaccio con simpatia. Già immagino le risate eheh

Modo di far mugghiare come se fosse viva una testa di vitello cotta e messa in tavola.

Produrrete questo mirabile effetto con uno stratagema semplice ed innocente, ed è questo.
Prendete una rana viva, e collocatela nel fondo della testa del vitello sotto la lingua, che lascierete cader di sopra; abbiate cura di non introdurre la rana se non al momento di metter in tavola.
Il calore della lingua farà gridare la rana, il di cui crocidare assordito in questa testa renderà perfettamente il muggito del vitello, come se fosse vivo.

Da “Secreti della magia bianca, ossia spiegazione de’ giuochi di mano sorprendenti del cavalier Pinetti” del 1788, di Henri Decremps. Nel medesimo pranzo, dopo un piatto caldo come la suddetta testa di vitello, consiglio naturalmente un piatto freddo come la testa di maiale ben descritta da J.M.Parmentier.

Bollettivo informativo di H.A.R.R.R.

dato che non ho/abbiamo facebook, twitter ecc. ho creato un canale telegram che userò come bollettivo informativo dei vari aggiornamenti di blog, siti e progetti legati ad harrr.org. sempre nell’ottica di “un’altro web è possibile”, ecco, se vi interessano le cose che vengono fuori ormai da decenni da questo buco di web, qua c’è il link https://t.me/harrr_org 

ovviamente frequenza bassissima degli avvisi/aggiornamenti, come sapete ragiono/ragioniamo per decadi, secoli, millenni.

ripeto il link per le persone in fondo alla sala: https://t.me/harrr_org

Questa invece è la foto di uno squalo:

Pisciare la merda degli altri

mi lamento spesso (e già si potrebbe finire qua, ma andiamo avanti) di appartenere alla specie umana…

ogni volta che sento “noi” è un colpo al cuore: noi chi? me lo chiedo da bambino, senza risposta, e non per narcisismo o perché mi creda chissà chi, uno particolarmente speciale o eccezionale o unico; né perché sia realmente convinto di appartenere a una specie aliena, ma proprio perché – e qua metto un omissis, perché non mi so spiegare e questa premessa è inutile, si potrebbe anche cancellare (anzi, magari la cancello proprio).

andiamo al punto vero.

Otto risvegli

Risveglio 1

non c’è niente di più bello che alzarsi la mattina presto, quando tutto tace e sembra che il mondo stia ancora dormendo, aprire la finestra della cucina per godersi l’aria frizzantina dell’alba, prendere un bel respiro, lento e profondo, e poi a occhi chiusi, con un leggero sorriso stampato sulla faccia, rendersi conto che in realtà è quasi l’una, hanno ritirato i bidoni della raccolta differenziata da ore e il tuo è rotolato in mezzo alla strada, la gente sta lavorando, macchine che passano, persone che si salutano, c’è chi sta già preparando il pranzo, dunque a quel punto, sempre col sorriso stampato in faccia: chiudere la finestra, bere un fondo di bicchiere di vino inacidito dimenticato la sera prima sul tavolo, tornare in camera da letto camminando all’indietro, chiudere la porta, abbassare le tapparelle, avvolgersi nel lenzuolo stile crisalide, abbracciare il cuscino, riaddormentarsi ascoltando una conferenza di alessandro barbero su federico II di svevia: adieu adieu, aaddiooooo al mondo, sarà per la prossima volta.

Al mio interno vige una struttura molto imprecisa

A – A – PROVA

  1. ridendo e sczrenado è già frebbaio
  2. ridendo e sharknado è già fabbraro
  3. ridendo e febbraio è già screziando
  4. ridendo e brumaio è già oltrando

(intro)

Madame, libiam con il clonazepam

Tentativi di comunicazione con me stesso:

  1. Assaggia ste olive, so autechre
  2. Mi sono reso conto che se davvero ragionassi col cazzo sarei più intelligente.
  3. il prossimo gatto lo chiamo Aspidochelone. quanto cinismo c’è nel dire “il prossimo gatto”?
  4. non ho mai provato questi monopattini che ora si vedono ovunque, vorrei provarli
  5. che buono il cavolo nero.
  6. sulle relazioni: tratto i gatti come persone e le persone come gatti.
  7. DIRE BEZOS invece di “besos”
  8. Di quando sei così sballato che vuoi sentire i Darkthrone ma non riesci a scrivere Darkthrone
  9. Tutti sanno da dove vengono le patate, ma nessuno si chiede dove vanno
  10. Parlo con i miei capelli bianchi perché mi piace parlare con gli anziani
  11. Chissà perché tutti i miei tentativi di scrivere poesie diventano velocementelettere d’addiodove ogni tantovado a capoLMAO
  12. Non so cosa voglia dire “alterigia”, me lo dimentico sempre.
  13. Non digerisco più i fagioli e i carciofi.
  14. Quando cammino in campagna ascoltando dark-ambient con le cuffie mi volto in continuazione perché mi sembra di essere seguito.
  15. L’oracolo di Benfi, nel senso di Lino
  16. Quando un film mi annoia immagino di essere un animale a scelta e di percepire lo spazio come farebbe lui.
  17. Io me lo ricordo Zabrini
  18. So già che il commesso mi chiederà se ho la tessera, so già che non ce l’ho, ma quando me lo chiede mi sento comunque preso alla sprovvista.
  19. Sarà che in realtà io la tessera ce l’ho.
  20. Perché gli dico che non ce l’ho?
  21. Come faccio, ormai, a dirgli che ce l’ho, se tutte le altre volte gli ho detto che non ce l’ho?
  22. prima dell’illuminazione una montagna è una montagna.
  23. durante l’illuminazione una montagna non è una montagna.
  24. dopo l’illuminazione una montagna è di nuovo una montagna
  25. ma ci sarà sempre qualcuno che dirà che in realtà è una collina ecc. ecc.
  26. M4 Lema è un bodhisattva.
  27. Ciò detto:

 

MELOMANIA: tra il suicidio e la rivoluzione a mano armata

(articolo inattuale e impubblicabile scritto tempo fa per una rivista che stava nascendo e che poi, grazie a dio, mi ha mollato subito, intuendo prima di me la nostra totale diversità. l’ho ritrovato per caso e mi ha divertito, proprio per il suo essere inattuale, leggero e fuori luogo in ogni luogo. considerando vmc il mio cestino, lo butto qua)

In questi tempi così ansiogeni può capitare di salire sulla metro con gli auricolari nelle orecchie, sedersi e guardare la persona seduta al nostro fianco pensando: “Quel tizio è strano, potrebbe essere un terrorista”. Ma c’è di peggio: quel tizio potrebbe essere un melomane.

Carla e Carmine

Carla e Carmine hanno 42 anni ma secondo tutti ne dimostrano più di 50. Stanno insieme da quando avevano vent’anni, quando si sono spoati psosati sposati, ma nelle foto del matrimonio sembrano molto più vecchi, perché sono brutti e si tengono male. Non frequentano molte persone e quando non lavorano preferiscono stare a casa o andare a fare una passeggiata al centro commerciale. Insomma, sono due esistenze incausate e reiterate, che vanno avanti così e di cui a nessuno importa. Ma la sera Carla e Carmine hanno un hobby che nessuno dei loro parenti e colleghi conosce.

Carla e Carmine sono youtuber.