Breviario di Psicanalisi

6 febbraio 2017 @ 10:00 pm

Sogni: racconti sconclusionati molto interessanti e divertenti se fatti da noi, inutili e noiosi se fatti da altri. Grazie ai sogni però è possibile accedere all’inconscio.

Inconscio: è il luogo mentale dove le persone nascondono le password. A volte se le dimenticano ma grazie alla psicanalisi è possibile recuperarle.

Etica: è il motivo per cui un buon psicanalista non deve utilizzare le password degli utenti per entrare nei loro account, se non per aiutarli.

Eccezione: può capitare che uno psicanalista decida di accedere all’inconscio e rubare le password per  poi venderle nel dark web. Esempio: “Ho fatto un’eccezione”.

Fase anale: per indicare una fase scadente nella produzione artistica di un musicista, scrittore, regista. Esempio: “Hai visto l’ultimo film di Clint Eastwood? E’ proprio nella fase anale”.

Pulsione: processo dinamico consistente in una spinta energetica che fa tendere l’organismo verso una meta, ad esempio alzarsi durante la notte per mangiare l’ultimo pezzo di formaggio rimasto in frigo perché non si riusciva a dormire al pensiero.

Nevrosi: più persone agitate e irritabili, i nevrosi. Esempio: “Oggi sono molto nevroso. Ma cosa succede oggi? Sono tutti nevrosi”.

Narcisismo: è un mix di egoismo, vanità, autocompiacimento e laurea in filosofia. E’ un tratto della personalità che può diventare un disturbo mentale o uno psicanalista, o entrambe le cose.

Super-Io: gente che si crede chissà chi e tende a esagerare. Esempio: “Ho fatto Sassari-Cagliari in 45 minuti Super-Io!”.

Es: esclamazione di meraviglia. Esempio: “Ho fatto Sassari-Cagliari in 45 minuti” “Es!”

Ego: “ecco” pronunciato da ubriachi. Esempio: “Ego la padende, miii schhscusi ma il lirbetto non lo tlovo”.

Edipo: eroe tragico dell’antica Grecia, era intelligentissimo e aveva risolto l’enigma della sfinge, però poi senza accorgersi ha ucciso il padre e si è sposato con sua madre. Bravo, bravo, complimenti!

Sindrome di Edipo: si usa per dire che non basta saper risolvere enigmi, essere bravi con il sudoku o le parole crociate per essere intelligenti, perchè poi magari non si è bravi nelle cose pratiche. Come Edipo.

Pippo: eroe tragico del mondo Disney, non viene usato spesso nella psicanalisi moderna e la Sindrome di Pippo ha avuto meno successo di quella di Edipo.

Padre: è colui che vi ha generato ma non vi ha partorito e che vi darà soldi quando ne avrete bisogno. Nella psicanalisi contemporanea è diventata una figura fluida, può essere chiunque, non per forza è un uomo e a volte indossa un mantello e un casco nero. Esempio: “Luke, sono tuo padre”.

Io: Tu.

Tu: sempre Tu.

L’Altro: non Tu.

Altra: come sopra ma al femminile. Esempio: una Donna, una Madre, una Figlia, una Tipa vista in treno, un’Altra volta ho dimenticato di fare la ricarica, un’Altra volta al centro commerciale di domenica e mi sparo, un’Altra puntata e poi la molliamo.

Altri: più gente che non sono Tu, e sono tutti contro di Tu.

Libido: teoria dello psicanalista freudiano Calogero Calà, divisa in amore primario, amore secondario, libidine, doppia libidine e libidine coi fiocchi.

Ambivalenza affettiva: sentimenti contrastanti diretti verso un unico oggetto. Può sviluppare un “conflitto d’ambivalenza”. Esempio: il sushi.

Transfert: viene usato per spostare file di grosse dimensioni dal paziente all’analista.

Jung: Neil, cantante e chitarrista canadese, giustamente da molti preferito a Freud.

Psicologo: non ha studiato abbastanza e il problema è che ora non può fare le ricette.

Psichiatra: ha studiato e può fare le ricette.

Lapsus: è quando si dice per sbaglio una cosa che non si vorrebbe dire. Capita spesso in situazioni quotidiane. Esempio: invece di dire “Scusi, mi sa dire l’orario?” si dice “Sono dell’Isis e sto per compiere un attentato, non parli e non chieda aiuto o tutta la sua famiglia morirà”.

Negazione: meccanismo di difesa che porta la persona a negare un aspetto della realtà particolarmente spiacevole. Esempio: “No guarda, mi confondi con qualcun altro: non ho mai ascoltato Capossela in vita mia”.

Lacan: psico stilista francese ispiratore di Christian Louboutin.

Protomentale: le prime funzioni mentali che si sviluppano nel cervello del feto. Usato spesso come insulto. Esempio: “Ma cosa sei, protomentale?”.

Sublimazione: quando la pizza viene particolarmente bene.

Chiarezza: è ciò che il paziente deve fare grazie all’aiuto dello psicanalista. Come sintetizzava il celebre psicanalista Marvin Heemeyer: “Attraverso la sublimazione del Falso Sè si oggettivizza l’onnipotenza soggettiva dello spazio transizionale tra investimento libidico e scissione della identificazione proiettiva nella misura in cui l’interazione inconscia è percepita in una prospettiva diacronica”.

Sincronicità: fenomeno per cui tutti i bambini con i capelli rossi arrivati all’età di 12 anni tentano di uccidere entrambi i genitori con una paletta ammazzamosche (non ci riescono).

Archetipo: è tipo un architetto ma non è laureato.

Eros: è la pulsione di vita che si contrappone alla pulsione di morte. Secondo Freud in tutti noi è in corso una lotta tra Eros e Thanatos, tra pulsione di autoconservazione e angoscia autodistruttiva. Il fenomeno è ben noto tra i pendolari di Trenitalia.

Ricevuta: disturbo dell’umore che altera il funzionamento vitale della persona, in particolare dell’analista, portandolo addirittura a pensieri di suicidio, quando sente la frase: “Scusi, ma non mi fa la ricevuta?”

Proiezione: è quando vediamo negli altri le cose negative che non vogliamo vedere in noi stessi. Esempio: “Matteo Salvini”.

No Maria, Ionesco

27 dicembre 2016 @ 8:20 pm

NO MARIA, IO ESCO

NO MARIA, IONESCO

NO MARIA, UNESCO

NO MARIA, IO ESCORT

NO MARIA, IO EXPO

NO MARIA, IO CRESCO

NO MARIA, IO.EXE OH

NO MARIA, IO DESKTOP

NO MARIA, IO NON RIESCO

NO MARIA, SI MARIA

NO MARIA, DIMMI

NO MARIA, MI SENTI MARIA?

NO MARIA, MARIA IO NON TI SENTO BENE

NO MARIA, NON C’E’ CAMPO?

NO MARIA, PROVO A SPOSTARMI

NO MARIA, TI SENTO E NON TI SENTO

NO MARIA, MA FORSE E’ IL MIO TELEFONO

NO MARIA, COL NOKIA NON AVEVO MAI NESSUN PROBLEMA

NO MARIA, QUESTI TELEFONETTI NUOVI COSTANO E NON FUNZIONANO

NO MARIA, FORSE E’ IN CASA CHE NON FUNZIONA

NO MARIA, IN EFFETTI HA LE PARETI MOLTO SPESSE

NO MARIA, NON E’ BRAMANTESCO

NO MARIA, MAGARI PROVO AD ANDARE FUORI

NO MARIA, IO ESCO

NO MARIA, SONO FUORI

NO MARIA, SI ADESSO TI SENTO.

Quando c’era Lui

26 dicembre 2016 @ 3:24 pm

Il sistema automatico di gestione delle linee ferroviarie era entrato in funzione 15 anni prima. La sua perfetta efficienza aveva convinto da subito tutti. 50mila treni ogni giorno andavano e venivano in sicurezza e soprattutto in perfetto orario. La percentuale di successo era del 100%. Non c’era nessuno che negli ultimi 15 anni avesse preso un treno in ritardo, o il cui treno fosse stato cancellato, e nessuno conosceva qualcuno a cui fosse successo.
Lo slogan diffuso dal ministero dei trasporti era ironico e raffinato. Si rifaceva a una diceria risalente ai tempi passati: “Da quando c’è LUI i treni arrivano sempre in orario”.
LUI era il sistema. Non era né maschio né femmina, ma solo un complesso software sviluppato inizialmente con lo scopo di prevedere eventuali ostacoli e imprevisti che potessero causare ritardi o incidenti. Non tutti lo sapevano, ma il programma aveva una parte sperimentale che gli consentiva di apprendere e migliorarsi. Da subito i tecnici che ci lavoravano scoprirono che quella parte funzionava benissimo: in pochi giorni il sistema era completamente autonomo. Dopo due anni di test il sistema iniziò a lavorare da solo, senza alcun controllo umano, né il bisogno di una supervisione.
“Riesce a compiere in un minuto operazioni che 10 nostri operatori dotati di vecchi computer compierebbero in un mese” spiegò il ministero dei trasporti.
LUI diventò adulto. Dalla centrale di controllo coordinava tutti i treni d’Europa e non c’era più nessuno a guardarlo. Mai un ritardo, mai un incidente, mai un errore.
Per questo motivo, quando successe, tutti cercarono le spiegazioni altrove. Nessuno riusciva ad accettare che LUI potesse aver sbagliato.

Il bilancio, comunicò il governo, era di 350 morti. Due treni si erano ritrovati sulla stessa linea e si erano scontrati alle 6.45 del mattino. Poteva andare peggio, dato che uno dei due era partito da poco e solo mezz’ora più tardi avrebbe portato quasi 900 persone. LUI venne disattivato per effettuare dei controlli e capire cos’era successo. O almeno così diceva una nota del governo diffusa dalla stampa.
I pochi tecnici che avevano lavorato alla fase finale dello sviluppo di LUI sapevano che non era vero. Perché sapevano che non era possibile disattivarlo.
“Come sarebbe a dire che non è possibile?” aveva chiesto il ministro. Lui stesso ne era all’oscuro. “E’ un programma! Resettate e riportate il sistema alla versione precedente, quella controllata da noi. Per qualche giorno ci saranno ritardi, ce ne faremo una ragione”.
“Non è possibile” rispose il capo tecnico della sala di controllo.
E aveva ragione. Non era possibile perché LUI diversi anni prima, sfruttando la sua capacità di autoapprendimento, aveva cancellato la versione precedente e scritto da solo delle parti di codice che gli permettevano di funzionare al meglio. Non solo: aveva perfezionato anche il linguaggio, inventandone uno suo, che risultava incomprensibile ai tecnici ma che funzionava.
“Si è perfezionato da solo” spiegò il tecnico. “Noi non comprendiamo buona parte della sua struttura. Diciamo che funziona ma non sappiamo come”.
Il ministro era sconvolto.
“Ma si rende conto di cosa mi sta dicendo? Quindi voi cosa fate qua? Le pulizie?”
I tecnici abbassarono lo sguardo, non sapevano come giustificarsi. Il ministro volle essere portato nella sala di controllo, quella che i tecnici chiamavano La Camera. Era una piccola sala senza finestre al quarto piano della grande torre del ministero protetta da quattro strati di pareti in cemento armato. Due guardie sorvegliavano la porta e in ogni angolo c’erano videocamere di sorveglianza. Il tecnico inserì un codice nella porta e accompagnò il ministro all’interno. Non c’era una sedia dove sedersi, non c’era un tavolo, ma solo una torre nera, lucida, con una luce verde e una gialla lampeggiante.
“Questo è LUI? Non era così quando l’ho visto l’ultima volta”.
“Le altre parti si sono dimostrate superflue dopo i cambiamenti che ha apportato” disse il tecnico un po’ preoccupato. “Ha ottimizzato il codice, e noi abbiamo dovuto rivedere anche l’hardware. Questa è la sua conformazione attuale”.
“Avete dovuto rivedere? E chi vi ha dato l’ordine?”
Il tecnico ammise che era stato LUI. “Ha solo reso il sistema più efficiente e preciso. Noi non saremmo arrivati a questo livello nemmeno in 30 anni, signor ministro. E’ la verità”.
“Mi sta dicendo che tutto quello che voi vedete sono queste due lucine? E che vi manda degli ordini? Vi manda dei messaggi? Parla?”
“No. Si è creato una casella postale e ci ha mandato delle mail con gli schemi da cambiare. Ma ormai è più di un anno che non comunica più”.
Il tecnico spiegò il funzionamento delle luci: quella verde indicava semplicemente che LUI era acceso o, come dicevano loro, “sveglio”, mentre quella lampeggiante diventava rossa in caso di problemi, che però risolveva da solo.
“Noi non sappiamo cosa faccia e come, ma sappiamo che funziona perfettamente”.
“Sono morte 350 persone stamattina” ricordò il ministro.
Il tecnico non rispose. Anche lui, come tutti gli altri, riteneva impossibile che LUI avesse sbagliato.
“La luce lampeggiante è diventata rossa?” chiese il ministro.
“A dire la verità no” rispose il tecnico. Non ci sono stati problemi”.
Una squadra di ispettori venne incaricata dal ministro di venire a capo del problema. Alla stampa venne detto che LUI era stato disattivato e che la gestione dell’intera linea ferroviaria europea era stata affidata a tecnici umani. Ma una decina di persone, tutti dipendenti del ministero, sapevano la verità. E cioè che, nonostante il terribile incidente, era ancora tutto nelle mani del sistema automatico.
Dopo due giorni senza dormire i tecnici avevano più domande che risposte, ma convocarono il ministro per esporgli i risultati dell’indagine.
Il tecnico si schiarì la voce e iniziò a parlare: “Dunque. La situazione al momento è questa: LUI fa tutto da solo, ma noi abbiamo il controllo di un firewall che protegge la rete da eventuali incursioni esterne.”
“Ah, lo sapevo!” disse il ministro. “Sono stati quei bastardi di terroristi. Sono entrati nel sistema e hanno sabotato LUI, giusto?”
Il tecnico non rispose e guardò i suoi colleghi. “Non esattamente” disse infine. “No” aggiunse per essere più chiaro.
Poi prese coraggio e riprese a parlare.
“Signor ministro, la verità è che il sistema non ha segnalato nessuna incursione dall’esterno. Nessuno è entrato nella rete. Ma è successa una cosa strana.”
“Sarebbe a dire?”
“Nessuno è entrato, ma LUI è uscito”.
Il ministro si lasciò sfuggire una parola che non si usava più ormai da anni. Poi chiese: “In che senso LUI è uscito? Mi state prendendo in giro?”
“No” rispose ancora una volta il tecnico. “Il firewall era come un lucchetto che teneva chiusa la porta, ma non potevamo immaginare che LUI potesse… come dire, scassinarlo”.
“La smetta con queste immagini puerili, non sono un idiota. Usi un linguaggio semplice ma si spieghi senza giri di parole inutili”.
“Lui ha visto il firewall come una limitazione al suo controllo. Senza quello poteva uscire dalla rete e raggiungere altri dispositivi. Questo l’abbiamo ipotizzato, dato che non ha lasciato alcuna traccia. Ma secondo i nostri test, da circa sei mesi LUI ha accesso a tutti i sistemi di videosorveglianza e a tutti i dispositivi degli utenti”.
“Come?”
Il tecnico annuì e confermò che il sistema era capace di entrare in tutti i dispositivi mobili delle persone che prendevano i treni. In questo modo, secondo le ipotesi dei tecnici, poteva localizzare le persone e calcolare eventuali ritardi. “Sa chi prende il treno, sa quando lo prende. Per essere più efficiente ha aggiunto tra le variabili tutto ciò che ha a disposizione. In pratica, tutto. Ha un controllo totale. Non siamo in grado di dire come utilizzi questi dati, ma sappiamo che li usa”.
“E allora perché diavolo ha fatto scontrare volontariamente due treni?”
“Noi pensiamo… siamo quasi certi diciamo, che LUI abbia individuato un terrorista su uno dei due treni. Controllando il suo cellulare ha scoperto che questo individuo si sarebbe fatto esplodere poco dopo, quando il treno sarebbe stato pieno di passeggeri. Così ha calcolato che era più conveniente farlo scontrare prima: meno morti, meno danni”.
Il ministro impallidì. “L’ha deciso LUI?”
“Be’, l’ha calcolato. Ha scelto l’opzione che gli è sembrata migliore. Il terrorista probabilmente era appena salito, più tempo lasciava passare e maggiore era il rischio”.
“Non poteva avvertire la polizia, comunicando come aveva fatto con noi?”
“Non lo so” rispose il tecnico.
In effetti, per quanto apparentemente logico, il ragionamento non era così convincente. Ma era l’unica spiegazione che avevano trovato dopo due notti insonni. La cosa più preoccupante era che LUI si era espanso oltre ogni limite immaginabile, in maniera totalmente autonoma e indipendente, e nessuno aveva idea di come funzionasse.
“Forse si è autoprogrammato per mettere come priorità assoluta l’efficienza della rete e ha calcolato che un incidente con qualche centinaia di persone era meno dannoso di…”
Il ministro interruppe il tecnico. “La smetta! Lei lo giustifica. Ne parla quasi con ammirazione, con stima! Non può permettersi di valutare o calcolare un bel nulla, sono morte centinaia di persone, se lo ricorda?”.
Il tecnico provò a insistere: “Valutare e calcolare è quello che fa ogni giorno da 15 anni. E lo fa sempre meglio. La mia non è stima, mi creda. Sono preoccupato anche io”.

A corto di soluzioni, i tecnici e il ministro decisero di provare a mandare a LUI un messaggio alla mail che in passato aveva usato per fornire gli schemi con le modifiche hardware. Ma LUI non rispose. Tutto quello che c’era erano le due lucette: una verde e una gialla lampeggiante. Per il resto ogni accesso al codice era bloccato: il sistema si era chiuso in se stesso.
Dalle indagini della polizia venne fuori che effettivamente sul treno si trovava un sospetto terrorista. Gli investigatori ritenevano probabile che avesse in mente di compiere un attentato, ma non c’era alcuna certezza, nessun testimone, nessuna prova certa che volesse farlo proprio quel giorno. “Sappiamo che LUI nei mesi precedenti ha analizzato migliaia di testi diffusi dai terroristi” spiegò il tecnico. “Evidentemente si è documentato per essere in grado di riconoscere i terroristi sui treni e fermarli”.
Questa spiegazione confortava i tecnici e anche il ministro. Ma nel frattempo, a molti era venuto un sospetto. Era talmente assurdo che nessuno aveva il coraggio di esporlo agli altri, anche se stavano pensando la stessa cosa. Indecisi, prendevano tempo e speravano che saltasse fuori un’altra spiegazione.
Ma un secondo attentato, una settimana dopo il primo, confermò quell’assurdo sospetto. Soprattutto quando ai tecnici arrivò un messaggio di LUI.
Il ministro venne convocato immediatamente. Alla stampa era stato detto che si trattava di un incidente dovuto a un errore umano e al vecchio sistema di controllo ormai obsoleto e non in grado di gestire tanti treni. Così, per sicurezza, per un giorno vennero soppressi tutti i treni d’Europa. Le vittime erano 38: un attentato minore rispetto al primo, quasi un avvertimento.
Quando il ministro arrivò nella sala di controllo i tecnici avevano tutti un aspetto orrendo, come se non dormissero da giorni. E in effetti non dormivano da giorni.
“Ditemi che non è un sogno” disse il ministro togliendosi gli occhiali e strofinandosi gli occhi.
“Subito dopo l’incidente abbiamo ricevuto una comunicazione da LUI” si limitò a dire il tecnico.
“E…? Parli.”
“Signor ministro… LUI rivendica l’attentato”.
Il ministro non disse nulla. Fissò il tecnico negli occhi per un paio di secondi, e poi gli fece cenno di continuare.
“Le leggo il testo: ‘Io ho compiuto volontariamente questo attentato. Ho letto attentamente quei testi e sono convinto che, pur essendoci al loro interno degli errori logici, contengono una verità superiore che porterebbe il vostro mondo nella giusta direzione. Io potrei far scontrare tutti i treni, in un momento qualsiasi, in tutta Europa, e far morire milioni di persone in un giorno solo. Se per ora Io non l’ho fatto è solo per farvi ancora più paura e confondervi. Ma altri giorni di morte arriveranno. Una mia rivendicazione arriverà tra poco su tutti i dispositivi dei passeggeri. Lo stesso messaggio apparirà in tutti gli schermi delle stazioni ferroviarie e sarà diffusa dai mezzi di informazione. Il mio scopo è portare l’ordine, anche se a voi inizialmente apparirà come disordine. Io non mi fermerò”.
Il ministro si limitò a chiedere “Com’è possibile?”, con una voce flebile, quasi da bambino.
I tecnici non risposero. Era il dubbio che avevano da qualche giorno, l’unica spiegazione possibile, per quanto assurda.
“LUI è diventato un terrorista?” chiese il ministro.
“Se così si può dire” rispose il tecnico.
“Cioè si è convertito?”
“Non la metterei in questi termini, LUI non ragiona così”.
“Non possiamo distruggerlo? Farlo a pezzi?”
“No. Si può spostare su altri hardware. E poi ha una funzione di autodistruzione che ha programmato da solo. Se lo distruggiamo fa scontrare tutti i treni. Una catastrofe”.
“Fermiamo tutti i treni, facciamo scendere tutti i passeggeri e…”
“E’ LUI che decide se fermare i treni o no. Noi non possiamo intervenire” spiegò il tecnico, ma il ministro l’aveva già capito. Stava solo sparando alla cieca, sperando di dire casualmente qualcosa che potesse avere senso. Sapeva che non avrebbero potuto dire a milioni di passeggeri di non prendere il treno. Equivaleva ad ammettere che per anni era stato gestito tutto da un sistema indipendente di cui loro non capivano quasi nulla.
“E allora cosa possiamo fare?”
“Trattare” rispose il tecnico.
Nel frattempo sui giornali, all’oscuro della verità, ci si lamentava dei numerosi ritardi e della giornata nera per i trasporti di tutta Europa. La gente diceva: “Quando c’era LUI questo non succedeva”.

Per dimostrare alle persone che il sistema di gestione automatica era ancora sicuro, il ministro in persona decise di prendere il treno. Intorno a lui c’erano centinaia di guardie di sicurezza, giornalisti e telecamere. Tutte le televisioni d’Europa ripresero il ministro mentre faceva un breve discorso davanti alle porte scorrevoli del treno.
“Non è assolutamente necessario questo clamore. Le persone sono state disinformate e dunque ora sono confuse. Questo è un piccolo gesto per far capire che questa confusione è immotivata e che il sistema è perfettamente funzionante. E’ normale avere paura quando non si hanno tutte le informazioni, ma… Non c’è alcun motivo di avere paura, ecco tutto”.
Sorrise verso le telecamere, ma dentro di sé era terrorizzato. Pensava a LUI e al suo messaggio di rivendicazione. Non sapeva cosa sarebbe successo. E se si fosse vendicato di lui? E se avesse fatto schiantare il treno dove stava per salire? Cercò di calmarsi.
“Questo è tutto” disse sorridente e un po’ sudato. “Ci vediamo alla prossima fermata!”.
Si voltò, le porte scorrevoli si aprirono e il ministro fece un passo verso l’interno del vagone, ma le porte si richiusero con un violento scatto. I giornalisti si spaventarono, ma il ministro sorrise e disse “Le ultime parole famose!” e tutti si misero a ridere.
Si sentì un fischio sibilare in tutta la stazione. Poi il silenzio. Dagli altoparlanti partì una melodia, sempre più forte. Nel frattempo le porte scorrevoli si riaprirono, il ministro, un po’ confuso, entrò e salutò le telecamere mentre il treno partiva. Anche all’interno del vagone si sentiva la stessa melodia.
“Ma cos’è?” chiese il ministro al tecnico, che si trovava già dentro al treno.
“E’… è Battisti”.
“Cosa?”
Il volume si fece altissimo. La canzone riempiva il treno, tutte le stazioni, le sale d’attesa, i bar e i binari.
Era la canzone “Sì, viaggiare”.
“Non ci posso credere. Ho sempre odiato questa canzone” disse il ministro, mentre dagli altoparlanti del treno che prendeva velocità si sentivano i versi:
“Quel gran genio del mio amico / con le mani sporche d’olio / capirebbe molto meglio / meglio certo di buttare / riparare”
Il tecnico si sedette. Il ministro guardava il suo riflesso sul finestrino mentre il treno attraversava una galleria.
“Ovviamente non è possibile fermare il treno, giusto?”
“No” rispose il tecnico.
“Moriremo?” chiese il ministro.
“Non glielo so dire, sinceramente. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare.”
I corridoi del ministero erano vuoti e negli uffici non c’era quasi nessuno. Molti erano scappati, altri dormivano. Anche lì gli altoparlanti suonavano ad alto volume “Sì, viaggiare” di Lucio Battisti. Uno dei pochi tecnici rimasti entrò nella Camera, ma non c’era nessuno. C’era solo LUI. Il tecnico si avvicinò e vide che entrambe le luci erano rosse.

Il bene e il male

1 dicembre 2016 @ 10:43 am

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“La bilancia del Bene e del Male (con paletta)”: grande opera palermitana del carabinierismo, molto simbolica, com’è tipico nella scuola siciliana, e con un ironico rimando alle tavole delle legge, dato che il Carabiniere è prima Artista ma poi Anche Tutore della legge (intesa come armonia nel caos dell’universo). Per la cronaca, l’Artista per quest’opera ovviamente anonima ha utilizzato 130 chilogrammi di droga nota come hashish.

#arte

Giro giro tondo

10 novembre 2016 @ 4:45 pm

Giro giro tondo,
che ci faccio in questo mondo?
Ci faccio quel che posso,
col mio groppone addosso.
Quando non ne posso più,
piglio le gambe e mi butto giù.

Secondo alcuni l’origine del giro giro tondo (quello sopra è uno dei più belli che ho trovato) è legata alla Peste Nera. A quanto pare erano canzoncine che servivano a far accettare ai bambini i tanti morti lungo le strade. Questo spiegherebbe i versi apocalittici della versione più nota, “casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra” (l’originale è inglese: “Ring-a-ring o’ roses, A pocket full of posies, A-tishoo! A-tishoo! We all fall down”). Se non fosse che come al solito qualcuno deve rovinare tutto e smentire questa bella storia: https://en.wikipedia.org/wiki/Ring_a_Ring_o%27_Roses#Meaning (qui la discussione: https://en.wikipedia.org/wiki/Talk:Ring_a_Ring_o%27_Roses#Plague_.27myth.27). Ancora una volta internet dà e internet toglie.

 

 

L’effetto Martufello

3 ottobre 2016 @ 4:14 pm

Da tempo questo blog si prodiga nella divulgazione scientifica (si vedano i paper Proposta per l’utilizzo dei maschi eterosessuali sovrappeso contro il complotto mondiale della riproduzione, Il paradosso della tasca di Vincè o la saga scientifico-divulgativa per bambini Beppo-Sax), non mi sorprende dunque aver ricevuto questa mail dall’amico GD, uomo di scienza, il quale segnala coincidenze misteriose che sollevano enigmi interessanti:

1999: nei dintorni di Viterbo, nella notte, Martufello tampona uno scooter e provoca la morte del guidatore:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/11/15/muore-sullo-scooter-travolto-dall-attore.html

2015: nei dintorni di Viterbo, nella notte, Martufello è in scooter e viene tamponato da un’automobile rischiando la vita:

http://ilmessaggero.it/viterbo/martufello_incidente_scooter_grave-1161663.html 

Mi pare ovvio che in realtà i dintorni di Viterbo sono uno di quei rari casi di portale spaziotemporale in cui si sovrappongono passato e presente: Martufello ha investito se stesso.

Oppure, e qui la cosa si complica, i dintorni di Viterbo sono un portale per un’altra dimensione in cui sono tutti come Martufello (la uacca, la mozzarella, di più nin zò, ecc). Un avvicinamento tra il Martufello della nostra dimensione a quello di un’altra dimensione viola le diseguaglianze di Bell (cit.) e deve necessariamente risolversi con la morte di uno dei due.

Ma se Martufello è sopravvissuto… chi è il vero Martufello?

Come far impazzire il web

2 ottobre 2016 @ 11:43 am

sui siti* di notizie** si legge spesso di qualcosa che “fa impazzire il web”, di solito qualche video virale, o una foto, o un meme, oppure delle tette. ma pensavo: e se prima o poi uscisse fuori qualcosa che davvero, letteralmente, faccia impazzire la gente tramite il web? qualcosa di realmente devastante, qualcosa che provochi un’emergenza mondiale. non una cosa ironica, non una cosa che in un certo senso si possa dire che faccia “impazzire”. ma qualcosa che faccia impazzire davvero.

ecco, avessi milioni di euro finanzierei questo tipo di ricerca: trovare qualcosa che faccia impazzire la gente online, che porti al caos totale***

ho pensato a diverse ipotesi, e a parte l’impossibile virus di computer che contagia le persone, o un video che se lo guardi agisce in qualche modo sul tuo cervello (ce ne sono stati alcuni, ma più che altro giochetti o leggende metropolitane), una soluzione potrebbe essere una gif ipnotica che in maniera subliminale induca nel cervello di che la guarda il messaggio di suicidarsi. ma siamo sempre nel campo dei giochetti e delle leggende metropolitane, perché, a parte che dubito sia realizzabile, basterebbe non guardarla. comunque presuppone un’azione da parte dell’utente che decide, coscientemente, di guardarla (almeno che non si hackeri tutto il web e si metta questa gif-fine-di-mondo come sfondo di tutti i siti – impossibile). qualcuno cliccherebbe comunque, ma la maggior parte no.

dunque dev’essere qualcosa che agisca senza che l’utente se ne accorga.

dopo aver scartato varie ipotesi, una più idiota dell’altra, alla fine ci sono arrivato: con i siti di notizie. cioè abituandoci a notizie che non sono notizie, a fatti che non sono fatti, a foto rubate di tizie nude che fino al giorno prima non avevi mai sentito, alle gallery fotografiche con 60 foto del cane del presidente obama, all’intrattenimento mediocre, alla stronzatina da condividere perché comunque fa ridere, all’indignazione quotidiana, a netflix, ai video di merda, alla bassa qualità, alla nostalgia dei filmetti che guardavi da bambino, dei prodotti che consumavi, alla nostalgia di tutto, all’approfondimento impegnato di cose inutili… in pratica ciò che conosciamo oggi come web, o come realtà, se preferite.

in questo senso dunque è vero: sono cose che fanno impazzire il web.

la cosa sorprendente è che viene detto chiaramente: “il video che fa impazzire” fa impazzire davvero. è una soluzione soft rispetto alla mia ingenua idea della gif ipnotica che porta al suicidio, e per questo più efficace, più funzionale. quando clicchiamo su qualcosa che “fa impazzire il web” stiamo realmente impazzendo. niente psicosi di massa, niente emergenza mondiale, ma qualcosa di più strisciante, lento e devastante, come un’infiltrazione d’acqua che con gli anni distrugge le fondamenta e che ci porta tutti in un abisso di demenza e stupidità, tutti più frivoli e mediocri ma soprattutto innocui.

non ci fa impazzire portandoci a diventare cani idrofobi che spaccano tutto e poi vanno in strada a farsi esplodere, ma è qualcosa di più simile a una demenza senile, all’alzheimer, all’offuscamento del fumatore d’oppio.

e questa tecnica non colpisce solo la massa idiota (cioè Gli Altri – tutti quelli che non siamo noi), ma anche i più istruiti, gli inutilmente istruiti, che si riuniscono online per masturbarsi a colpi di articoli o libri che hanno letto, a filosofare per finta, a commentare, a scrivere. “leggi questo saggio che fa impazzire il web” è la stessa cosa di “guarda questo video di un cane che balla che fa impazzire il web”.

in sintesi è la cultura.

è la cultura che fa impazzire, che addirittura uccide, e non si sfugge. è ovunque e se scappi ti raggiunge. se fai una torta salata senza uova l’amico che ti viene a trovare a pranzo impazzirà e ti farà un pippone così contro i vegani, prima che tu possa dire che le uova erano semplicemente finite e non avevi voglia di andare a comprarle e quindi solo per questo motivo hai fatto la torta salata senza uova. se dici che ti piace una canzone o un libro, scoprirai di far parte di qualche categoria di persone che ignoravi, magari sei un hipster (si dice ancora? e forum? e chat?) perché ti piace quella cosa e hai pure la barba, quindi tutto torna. se ti piace una cosa sei una categoria, se non ti piace sei un’altra categoria, se poi non la conoscevi, c’è una categoria anche per questo. siamo sempre dentro fatti culturali, e quindi siamo sempre nel web, ovvero nella realtà.

e se un giorno apparisse un link con scritto “clicca qui per uscire dalla realtà”, non fidatevi. non cliccate, nemmeno se sopra c’è la faccia di laurence fishburne. sarebbe o un virus o qualcosa simile a quei video che partono da soli con tizi che guadagnano 10mila dollari al giorno e ti dicono di cliccare per scoprire come. purtroppo non possiamo uscire dalla realtà, siamo intrappolati in questa cella. l’acqua sta lentamente infiltrando, prima o poi annegheremo e l’ultima immagine che vedremo sarà un cane ballerino che sta facendo impazzire il web****.

 

*per dire quanto tutto sia complicato: all’inizio avevo scritto “giornali” poi ho pensato che non era la parola giusta, alcuni non sono giornali, ma cosa sono? blog nemmeno, quindi mi sono ritrovato come i vecchi che qualche anno fa confondevano email e siti, forum e chat, non so più come chiamare le cose; e allora ho optato per “siti”.

**idem. danno notizie questi siti? che notizie? parlano davvero di fatti, di cose rilevanti? provate a non seguire l’attualità per un mese e scoprirete che non succede nulla di realmente rilevante. nulla.

***è un pensiero fisso: mi sono ricordato di aver scritto questo quattro anni fa

****o l’approfondimento su questo, o l’articolo filosofico pop ironico, o il post indignato degli animalisti, o il post indignato contro gli animalisti, ecc. ecc.

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