Il futuro ci attende, non facciamolo aspettare

22 maggio 2013 @ 7:22 pm


Ogni giorno centinaia di milioni di persone si masturbano sui siti porno. Secondo le previsione della FAO a partire dal 2020 le risorse del pianeta non basteranno a soddisfare il fabbisogno quotidiano di porno di tutta la popolazione. Gli analisti della FAO sono convinti che la soluzione sia il porno con insetti. In futuro ci dovremo adattare a masturbarci guardando accoppiamenti tra cavallette. Detto così può sembrare strano, ma è già la norma in diverse culture.

In posa

21 maggio 2013 @ 7:00 pm

Bellissima, mi ha ricordato il post sui testimonial.

Come va, a parte le solite cose? Ah ah, sei sempre il solito (con appendice letteraria sulla figa e i calamari fritti)

21 maggio 2013 @ 6:42 pm

Nel 1919 Auguste Dejardin individuò per la prima volta l’elemento chimico Solito. Il ricercatore lo individuò un pomeriggio domenicale, quando stai sul divano e pensi che anche se il mondo si accartocciasse in quel momento sparendo improvvisamente a te non cambierebbe nulla, ed era appunto a questo che stava pensando Dejardin quando sentì bussare alla porta e gli venne consegnato un pacco importante che aspettava da tempo. Circostanza strana per svariate ragioni: tanto per cominciare la domenica le poste non lavorano, e poi Dejardin non aspettava mai niente di importante, dato che era abituato fin dalla tenera età a non dare importanza a nulla. In questo caso però fece un’eccezione: era un campione costituito da un pezzo di deflettore elettrostatico in molibdeno bombardato con nuclei di deuterio nel ciclotrone dell’Università di Santadi. Erano passati mesi dalla sua prima richiesta e ormai quasi non ci sperava più, e invece eccolo là in tutta la sua bellezza: il campione di molibdeno bombardato con nuclei di deuterio nel ciclotrone dell’Università di Santadi! Dejardin spacchettò, sussultò e infine esaminò. Circa un mese dopo il professor Moreau dell’Università di Santadi – mittente del pacchetto ricevuto da Dejardin in quel pomeriggio domenicale – ricevette una risposta del suo vecchio allievo e ora stimato collega. O almeno così pensava, a giudicare dall’indirizzo; si trattava invece di una lettera della madre di Dejardin, la signora Adeline, che informava il professore dell’avvenuto decesso del suo amato figlio Auguste.  Si era impiccato proprio quella domenica dopo aver esaminato il campione di molibdeno speditogli dal professore.  Per la polizia non c’erano dubbi: si trattava di un banale suicidio. Anche la signora Adeline, dopo un dignitoso momento di disperazione, se ne fece una ragione e pensò che, tutto sommato, quel suo povero figlio era vissuto fin troppo. Ma c’era una cosa che non capiva, ed erano due semplici parole lasciate da Auguste su un bigliettino ricavato dalla carta da pacchi utilizzata dal professor Moreau per impacchettare il campione di molibdeno. Auguste, poco prima di togliersi la vita impiccandosi nel bagno, aveva scritto semplicemente “IL SOLITO”. La povera signora Adeline non riusciva a capire cosa volesse dire con queste sue ultime parole, così aveva deciso di rivolgersi per iscritto al gentile e affettuoso professore. Il quale, lette quelle parole, dovette mantenersi ai braccioli della seggiola per evitare di finire a gambe per aria. “L’ha trovato! Auguste l’ha trovato!” ripeteva come impazzito. Era il 1919 e il Solito – il cui simbolo è Sl – era stato individuato per la prima volta in un campione costituito da un pezzo di deflettore elettrostatico in molibdeno bombardato con nuclei di deuterio nel ciclotrone dell’Università di Santadi.

Vabbè, chiedo scusa per il freestyle ispirato dalla parola solito… Non so nemmeno io com’è successo. E’ che ogni volta che qualcuno mi chiede “allora come va, a parte il solito?” penso a quei film americani dove c’è sempre uno che al bar chiede “il solito”, solo che la barista dovrebbe rispondere “malessere, morte e disperazione?” e il personaggio “sì, con ghiaccio”.  Il fatto è che è difficile metterlo da parte, il solito.

Concludo con un appendice ispirata dall’odore che sta arrivando in questo momento dalla finestra.

mi sono sempre chiesto come dev’essere abitare vicino a un ristorante che fa cose buone. da qualche mese l’ho scoperto, ed è come pensavo: terribile. tu sei lì che ti mangi una patata lessa condita con olio di sburro perchè quello di olive extravergini è finito da due giorni e non hai avuto voglia di fare 50 metri per andarlo a comprare, e dalla finestra ti arriva odore di calamari fritti. e allora le cose sono due: o chiudi la finestra e mangi triste, ben sapendo quale orgia di delizie e di sapori attende i più fortunati nel mondo esterno, oppure tieni la finestra aperta fingendo che le patate lesse siano calamari fritti. un’illusione che non dura nemmeno mezzo secondo, quindi tutto si riduce a mangiare triste con la finestra aperta oppure chiusa. e ciò conferma un’altra mia ipotesi: l’inferno è un posto dove c’è odore di calamari fritti ma tu non puoi mangiarli.

questo mi fa venire in mente un libro che stavo leggendo da poco, non ricordo più quale, dunque non mi è piaciuto, ma c’era un passaggio che mi ha fatto capire molte cose sullo scrivere, dato che si impara di più dai libri brutti che da quelli belli. un personaggio vagava disperato in un paese all’alba e lo scrittore si era dato da fare per descrivere tutte le sensazioni, l’aria fresca dell’alba, quella luce particolare che noi tutti conosciamo eccetera eccetera. ma non parlava dell’odore del pane. ma porca troia, hai mai REALMENTE girato un paese a piedi, solo e disperato, all’alba? la cosa che ti stordisce assolutamente è l’odore del pane appena sfornato: è così forte che non riesci a pensare, non percepisci altro, solo quell’odore di pane, come se avessi la testa dentro il forno. è la stessa cosa che capita in quei romanzetti erotici dove non si dice mai che la figa puzza di pesce. quanto sarebbe diverso il mondo se invece sapesse di calamari fritti? non dico meglio o peggio, ma diverso.

Idee per una gioiosa spettacolarizzazione del papato di Bergoglio Jorge Mario

20 maggio 2013 @ 12:36 am

Ieri notte ho avuto un’idea per il più spettacolare evento di sempre: inserire una bomba all’interno di un neonato, andare in piazza san pietro, passarlo al papa per farglielo baciare e allontanarsi velocemente.

 

Un’alternativa meno eccessiva – considerati i dilemmi etici e l’evidente difficoltà di inserire una bomba all’interno di neonato: credetemi, non è semplice – è passare al papa un neonato due secondi prima di una potentissima colica e poi allontanarsi altrettanto velocemente.

Il giorno dopo le prime pagine dei giornali di tutto il mondo avrebbero una foto del papa con ESCREMENTI DI NEONATO IN BOCCA. Roba che non si vede da prima del Concilio Vaticano II.

Un’idea ancora più simpatica, diciamo una via di mezzo tra le prime due, è cospargere la testa del neonato di super attak: a questo punto o il papa si strappa la bocca o fa strappare il cuoio capelluto del neonato.

Oppure ci si abitua e se lo tiene, passando così alla storia come il secondo papa mutante (ce ne fu un altro nel medioevo). Comunque lo spettacolo è garantito.

 

Vacanze

18 maggio 2013 @ 12:59 am

sto organizzando, per così dire.

 

mi aiutate?

 

ipotesi:

 

- islanda

- finlandia

- fonni

- C. (dove già abito)

- oppure?

premetto: da solo, e con zero voglia di spostarmi. possibilmente in posti poco frequentati e con bassa criminalità. non per altro, è che mi piace divertirmi quando lo decido io, non gli altri.

Zen, forse ci sono quasi

17 maggio 2013 @ 11:02 pm

qualche giorno fa ho mangiato una farfalla. stavo camminando intorno allo stagno, non c’era vento, e una farfalla svolazzava verso di me, verso la bocca, e in quel momento, senza pensare, l’ho mangiata. non è difficile, è bastato farlo. l’ho ingoiata subito, è stato come ingoiare la buccia di un frutto. ho tossito un po’ e poi mi sono reso conto di quello che avevo appena fatto. ma era una cosa così, fatta senza pensare, quindi ho pensato di non pensarci nemmeno dopo: ho mangiato una farfalla, tutto qui. non so a quanti sia successo. non so quanti poi l’abbiano voluto raccontare. è che io mi trovo d’accordo con quella frase di montaigne: tante cose che non vorrei dire a nessuno, le dico al pubblico.

Gli arabi e le rana pescatrice

17 maggio 2013 @ 8:52 pm

Nuove imprevedibili paranoie, direttamente dalla Realtà. 

1) La sigaretta elettronica e gli arabi

- …e la sigaretta elettronica?

- No, no. Per carità.

- Perché no?

- Eh, quella… Gli arabi. Chissà cosa ci mettono dentro. Capito, no?

- Non ho capito. In che senso?

- Quella, chissà cosa ci mettono dentro. Capito?

- Ma  chi?

- Gli arabi. La compri e poi (fa un gesto incomprensibile che riguarda la testa)

- Droga?

- Ehhh, ci siamo capiti, ci siamo capiti. Io non mi fido.

(conversazione con un pizzaiolo all’uscita della pizzeria)

2) Il complotto della rana pescatrice

- Perché quello era un pesce brutto e prima i pescatori o se lo tenevano per loro, e se lo mangiavano in casa, oppure lo davano a poco, come il pesce povero. Mica si vendeva. Lo davi a chi voleva spendere poco. Invece a un certo punto si è deciso che era un pesce pregiato, perchè qualcuno si è accorto che aveva lo stesso sapore dell’aragosta, anche se era brutta. Bastava togliere la testa ed era un pesce pregiato, e ora costa quanto l’aragosta! Ma perché? Chi l’ha deciso? Eh, vai a sapere. Lasciamo perdere.

(vicino di casa anziano ed ex pescatore)

 

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